Quando i limiti della ricerca diventano un verdetto: alcune considerazioni sull’articolo “Il vizietto”

Abbiamo letto l’articolo Il vizietto di Enrico Bucci pubblicato sul blog cattiviscienziati.com. Molti dei dati riportati meritano attenzione e alcuni individuano criticità della ricerca sull’agopuntura. Proprio per questo sarebbe auspicabile leggerli con lo stesso atteggiamento critico che dovrebbe caratterizzare ogni buona divulgazione scientifica: non per confermare una tesi prestabilita, ma per comprendere che cosa quei dati effettivamente dimostrino, quali domande lascino aperte e come possano contribuire a migliorare la ricerca futura. Il titolo stesso, così come espressioni quali “un intervento quasi infallibile” o “un’efficacia tutta particolare”, introduce invece un quadro evidentemente polemico. Non c’è nulla di illecito nel ricorrere all’ironia nella divulgazione. Diventa però problematico quando la cornice retorica tende ad anticipare una conclusione più forte di quella consentita dagli studi citati: che una parte della letteratura sull’agopuntura presenti rischi di bias è documentato; che tali lavori dimostrino l’inefficacia dell’agopuntura è un’affermazione diversa, che essi per lo più non hanno neppure cercato di verificare.

Spieghiamoci meglio: Zuo et al. studiano la frequenza dei risultati positivi e i fattori ad essa associati 1; Long et al. studiano l’evoluzione del rischio di bias nel corso di decenni 2; Liu et al. studiano la capacità di mantenere il cieco nei trial con controllo sham 3 ; Ho et al. valutano con AMSTAR-2 la qualità metodologica delle revisioni sistematiche 4. Sono lavori di meta-research, cioè ricerca sulla ricerca. Sono estremamente utili per capire come progettare studi migliori: non sono destinati a stabilire se l’agopuntura sia efficace o meno per una determinata patologia. Il recente lavoro di Zuo et al. è, in questo senso, importante e dovrebbe essere letto senza difese corporative. Analizzando 2.001 RCT pubblicati tra il 1995 e il 2025, gli autori rilevano una percentuale complessiva di risultati positivi molto elevata, compresa tra l’88,3% e il 91,8%, con differenze geografiche marcate. Registrazione del trial, calcolo della numerosità campionaria, blinding e specificazione degli outcome sono associati a percentuali inferiori di risultati positivi 1. Ma sono gli stessi autori a concludere che l’elevata positività verosimilmente rifletta molteplici fattori e che il publication bias “cannot be excluded”. Non dimostrano che i risultati positivi siano falsi, né che aumentando il rigore l’effetto terapeutico scompaia: caratteristiche come paese di provenienza, epoca, qualità della rivista, registrazione e metodologia sono tra loro correlate. Passare dall’associazione “gli studi con determinate caratteristiche metodologiche sono meno frequentemente positivi” alla conclusione “migliori sono i controlli, più scarsi sono i risultati” significa introdurre un’inferenza causale che quel disegno di studio non permette. Ancora più interessante è leggere Long et al. secondo la domanda che gli autori avevano realmente posto: come è cambiato il rischio di bias della ricerca sull’agopuntura nel corso di cinque decenni? 2 Il corpus comprende 4.715 RCT provenienti da 368 revisioni sistematiche e si estende dal 1974 al 2017. Emergeno problemi rilevanti, in particolare nell’allocation concealment e nel blinding. Ma emergono anche miglioramenti statisticamente significativi nel tempo per la generazione della sequenza randomizzata e per il selective reporting. È difficile comprendere perché la prima parte del risultato debba essere considerata prova contro l’agopuntura e la seconda quasi un dettaglio. La medicina evolve esattamente in questo modo. Identifica i propri errori, sviluppa strumenti migliori, modifica gli standard e rivaluta criticamente ciò che è stato fatto in precedenza. Il CONSORT Statement risale al 2008; STRICTA, dedicate al reporting degli interventi di agopuntura, al 2001, con revisione nel 2010. Nel 2022 il BMJ ha pubblicato una consensus internazionale su come progettare trial di agopuntura di elevata qualità, elaborata da clinici, epidemiologi, statistici e metodologi5 Questa non è la storia di un settore che nasconde i propri limiti. È la storia, assai più ordinaria e scientificamente interessante, di un settore che li identifica e cerca progressivamente di superarli. Lo stesso vale per il problema del controllo con sham, forse la questione più complessa della ricerca clinica sull’agopuntura. Il paradigma farmacologico del placebo non può essere semplicemente trasferito a una procedura fisica. Una compressa priva del principio attivo può essere farmacologicamente inerte e al tempo stesso indistinguibile dal farmaco. Il controllo con sham in agopuntura deve invece produrre sensazioni sufficientemente simili al trattamento reale per mantenere il cieco, ma dovrebbe contemporaneamente evitare ogni stimolazione fisiologicamente attiva. Ad oggi diversi studi hanno dimostrato che l’agopuntura sham non è inerte ma al contrario induce una risposta neurobiologica attiva6,7 La conseguenza non è che bisogna rinunciare ai trial controllati, tuttavia bisogna chiedersi quale controllo sia appropriato per la domanda scientifica che stiamo ponendo. Se vogliamo studiare l’efficacia specifica di alcune componenti della stimolazione, un controllo con sham può essere utile. Se vogliamo conoscere l’efficacia comparativa nella pratica clinica, possono essere più informativi usual care, waiting list o trattamenti attivi. Ed è precisamente questa distinzione che le moderne raccomandazioni metodologiche oggi sottolineano 5. Anche Liu et al. offrono un ottimo esempio di come uno stesso risultato possa essere letto in modo costruttivo. La loro meta-analisi mostra che il blinding nei trial di agopuntura non è ottimale e identifica caratteristiche associate a un maggiore rischio di unblinding. Il “rischio di bias” in base alla RoB2 degli studi inclusi è spesso dovuto all’impossibilità di mettere in cieco gli agopuntori, “una caratteristica, piuttosto che un difetto metodologico, dell’agopuntura come terapia non farmacologica” 3.  Inoltre non vi è nessuna associazione significativa dal punto di vista clinico tra il successo del blinding e l’effetto terapeutico. Gli stessi autori sottolineano il difficile equilibrio tra un controllo sham capace di mantenere il cieco e uno sham che, proprio perché penetrante o sufficientemente stimolante, può produrre effetti fisiologici. È un problema metodologico? Certamente. È una prova che l’agopuntura non funziona? No. Gli interventi non farmacologici, non solo l’agopuntura, pongono problemi di blinding, standardizzazione e scelta del controllo ben noti in fisioterapia, riabilitazione e chirurgia. Questo è un dato che va preso in cosiderazione perché non si può fare finta che quando si studiano terapie fisiche ci si confronti gli stessi problemi sperimentali di una molecola contenuta in una compressa. Anche l’articolo di Ho et al. merita una lettura meno semplicistica. Gli autori hanno rilevato che il 93,4% delle 106 revisioni sistematiche sull’agopuntura esaminate era classificate come critically low 4. AMSTAR-2, tuttavia, utilizza una classificazione intenzionalmente molto severa, nella quale due criticità in domini considerati essenziali sono sufficienti per determinare un giudizio globale critically low 8. Gli stessi autori di Ho et al. richiamano esplicitamente un possibile floor effect dovuto agli elevati standard dello strumento Sottolineano che, sebbene in numero inferiore, le revisioni sistematiche che si basavano su studi Cochrane, aggiornamenti di precedenti revisioni non Cochrane, che non avevano effettuato ricerche in database in lingua diversa dall’inglese e che erano state pubblicate su riviste con un impact factor (JIF) più elevato, erano associate a una migliore qualità. Vi è poi un problema di categorie. In alcuni passaggi  Bucci parla specificamente di agopuntura, in altri di CAM nel loro complesso9  Le due cose non sono intercambiabili: in particolare, sovrapporre categorie diverse e trasferire all’agopuntura conclusioni ricavate da un insieme eterogeneo di pratiche costituisce, sul piano metodologico, un’indebita generalizzazione. Un atteggiamento rigoroso e, quando necessario, critico verso la nostra stessa ricerca non ci è estraneo. Nel 2015 l’ A.M.A.B. (Associazione Medici Agopuntori Bolognesi) in collaborazione con l’ Istituto Superiore di Sanità organizzò a Bologna il primo International Symposium on Research in Acupuncture, esplicitamente finalizzato a valutare gli standard della ricerca affrontandone le principali criticità metodologiche. Parteciparono, tra gli altri, Jian-Ping Liu, Hugh MacPherson e Nicola Robinson. Una delle sessioni era interamente dedicata alla metodologia e all’EBM, un’altra al problema del placebo. Già allora veniva richiamata la difficoltà metodologica rappresentata da tecniche di agopuntura sham ritenute inerti ma in realtà potenzialmente attive10. Nel 2018 fece seguito una seconda edizione insieme alla Society for Acupuncture Research, con Vitaly Napadow come co-chair scientifico e con ricercatori come Claudia Witt, Hugh MacPherson e Jun J. Mao. Il programma comprendeva, ancora una volta, una sessione espressamente intitolata Research Methodology and EBM in Acupuncture. The Placebo Issue11 . Non abbiamo mai ritenuto che fare ricerca sull’agopuntura significasse raccogliere esclusivamente dati favorevoli. Al contrario, conoscere ciò che non sappiamo, discutere apertamente le criticità e costruire strumenti metodologici più adeguati è parte integrante del nostro lavoro. Resta infine la domanda: che cosa sappiamo dell’efficacia dell’agopuntura quando analizziamo studi progettati proprio per rispondere a quella domanda? Per il dolore cronico abbiamo, per esempio, lo studio di Vickers et al.  (2018) nel quale sono stati analizzati i dati individuali di 20.827 pazienti provenienti da 39 RCT; per essere ammessi gli studi dovevano avere un allocation concealment giudicato inequivocabilmente adeguato. L’agopuntura è risultata superiore sia al controllo senza agopuntura sia al controllo con sham per le condizioni considerate, con differenze di circa 0,5 deviazioni standard rispetto al non trattamento e di circa 0,2 rispetto al controllo con sham12. Quest’ultima differenza è modesta ma è statisticamente significativa e persiste proprio selezionando trial con una importante garanzia di qualità metodologica. Non è la dimostrazione che “l’agopuntura funziona per tutto”. Nessun ricercatore serio dovrebbe sostenerlo. È però sufficiente a mostrare perché la frase “migliori sono i controlli, più scarsi sono i risultati”, trasformata in una sorta di legge generale sull’agopuntura, sia troppo semplice rispetto alle evidenze disponibili. I lavori citati in Il vizietto pongono domande importanti e, proprio per questo, vanno considerati utili se vogliamo migliorare produzione scientifica e della metodologia delle revisioni. Dove la lettura proposta da Bucci è meno convincente è nella scelta di trasformare sistematicamente queste criticità in un atto d’accusa. Anche il linguaggio utilizzato – dal titolo ai sottotitoli – non è quello neutro di chi presenta un problema metodologico e ne esplora le possibili interpretazioni; costruisce una cornice retorica nella quale il risultato sembra essere già noto prima di interrogare le evidenze. La divulgazione può certamente essere polemica, ma se vuole essere scientifica dovrebbe mantenere una distinzione rigorosa tra ciò che i dati dimostrano, ciò che suggeriscono e ciò che il commentatore ne consegue. La storia dell’Evidence-Based Medicine è una storia di errori riconosciuti e progressivamente corretti. Registrazione dei trial, CONSORT, PRISMA, STRICTA, nuovi strumenti di risk of bias, AMSTAR-2, non sono comparsi perché la ricerca fosse già perfetta, ma proprio perché non lo era. Individuare oggi una debolezza metodologica non significa aver scoperto un “vizietto”: significa aver individuato una domanda di ricerca. È questa, a nostro avviso, la differenza essenziale tra usare la scienza per confermare una posizione e usare la scienza per conoscere. Nel secondo caso, i limiti non sono una sentenza. Sono il punto dal quale partire. Carlo Maria Giovanardi, Presidente Federazione Italiana delle Società di Agopuntura (FISA) Alessandra Poini, Consigliere Federazione Italiana delle Società di Agopuntura (FISA) Bibliografia

  1. Zuo JL, Yuan Y, Yin H, et al. Positive results in acupuncture randomized controlled trials since 1995: reflections on publications indexed in MEDLINE. Integr Med Res. Published online April 30, 2026:101348. doi:10.1016/j.imr.2026.101348.
  2. Long Y, Chen R, Guo Q, Luo S, Huang J, Du L. Do acupuncture trials have lower risk of bias over the last five decades? A methodological study of 4,715 randomized controlled trials. PLoS One. 2020;15(6):e0234491. doi:10.1371/journal.pone.0234491.
  3. Liu T, Jiang L, Li S, et al. The blinding status and characteristics in acupuncture clinical trials: a systematic reviews and meta-analysis. Syst Rev. 2024;13:302. doi:10.1186/s13643-024-02692-0.
  4. Ho L, Ke FYT, Wong CHL, et al. Low methodological quality of systematic reviews on acupuncture: a cross-sectional study. BMC Med Res Methodol. 2021;21:237. doi:10.1186/s12874-021-01437-0.
  5. Zhang YQ, Jiao RM, Witt CM, et al. How to design high quality acupuncture trials—a consensus informed by evidence. BMJ. 2022;376:e067476. doi:10.1136/bmj-2021-067476. Correction: BMJ. 2022;377:o1046. doi:10.1136/bmj.o1046.
  6. Kim TH, Lee MS, Birch S, Alraek T. Plausible mechanism of sham acupuncture based on biomarkers: a systematic review of randomized controlled trials. Front Neurosci. 2022;16:834112. doi:10.3389/fnins.2022.834112.
  7. MacPherson H, Vertosick E, Lewith G, et al; Acupuncture Trialists’ Collaboration. Influence of control group on effect size in trials of acupuncture for chronic pain: a secondary analysis of an individual patient data meta-analysis. PLoS One. 2014;9(4):e93739. doi:10.1371/journal.pone.0093739.
  8. Shea BJ, Reeves BC, Wells G, et al. AMSTAR 2: a critical appraisal tool for systematic reviews that include randomised or non-randomised studies of healthcare interventions, or both. BMJ. 2017;358:j4008. doi:10.1136/bmj.j4008.
  9. Pham B, Klassen TP, Lawson ML, Moher D. Language of publication restrictions in systematic reviews gave different results depending on whether the intervention was conventional or complementary. J Clin Epidemiol. 2005;58(8):769-776. doi:10.1016/j.jclinepi.2004.08.021. Erratum in: J Clin Epidemiol. 2006;59(2):216.
  10. Fauci AJ, Giovanardi CM. Simposio Internazionale sulla Ricerca in Agopuntura. International Symposium on Research in Acupuncture. Not Ist Super Sanità. 2016;29(1):7-9.
  11. Associazione Medici Agopuntori Bolognesi (AMAB); Society for Acupuncture Research (SAR). Second International Symposium on Research in Acupuncture: Final Program. Bologna, Italy; October 20-21, 2018 https://www.acupunctureresearch.eu/
  12. Vickers AJ, Vertosick EA, Lewith G, et al; Acupuncture Trialists’ Collaboration. Acupuncture for chronic pain: update of an individual patient data meta-analysis. J Pain. 2018;19(5):455-474. doi:10.1016/j.jpain.2017.11.005.

Abbiamo letto l’articolo Il vizietto di Enrico Bucci pubblicato sul blog cattiviscienziati.com. Molti dei dati riportati meritano attenzione e alcuni individuano criticità della ricerca sull’agopuntura. Proprio per questo sarebbe auspicabile leggerli con lo stesso atteggiamento critico che dovrebbe caratterizzare ogni buona divulgazione scientifica: non per confermare una tesi prestabilita, ma per comprendere che cosa quei dati effettivamente dimostrino, quali domande lascino aperte e come possano contribuire a migliorare la ricerca futura. Il titolo stesso, così come espressioni quali “un intervento quasi infallibile” o “un’efficacia tutta particolare”, introduce invece un quadro evidentemente polemico. Non c’è nulla di illecito nel ricorrere all’ironia nella divulgazione. Diventa però problematico quando la cornice retorica tende ad anticipare una conclusione più forte di quella consentita dagli studi citati: che una parte della letteratura sull’agopuntura presenti rischi di bias è documentato; che tali lavori dimostrino l’inefficacia dell’agopuntura è un’affermazione diversa, che essi per lo più non hanno neppure cercato di verificare.

Leggi tutto

Spieghiamoci meglio: Zuo et al. studiano la frequenza dei risultati positivi e i fattori ad essa associati [1]; Long et al. studiano l’evoluzione del rischio di bias nel corso di decenni [2]; Liu et al. studiano la capacità di mantenere il cieco nei trial con controllo sham [3] ; Ho et al. valutano con AMSTAR-2 la qualità metodologica delle revisioni sistematiche [4]. Sono lavori di meta-research, cioè ricerca sulla ricerca. Sono estremamente utili per capire come progettare studi migliori: non sono destinati a stabilire se l’agopuntura sia efficace o meno per una determinata patologia. Il recente lavoro di Zuo et al. è, in questo senso, importante e dovrebbe essere letto senza difese corporative. Analizzando 2.001 RCT pubblicati tra il 1995 e il 2025, gli autori rilevano una percentuale complessiva di risultati positivi molto elevata, compresa tra l’88,3% e il 91,8%, con differenze geografiche marcate. Registrazione del trial, calcolo della numerosità campionaria, blinding e specificazione degli outcome sono associati a percentuali inferiori di risultati positivi[1]. Ma sono gli stessi autori a concludere che l’elevata positività verosimilmente rifletta molteplici fattori e che il publication bias “cannot be excluded”. Non dimostrano che i risultati positivi siano falsi, né che aumentando il rigore l’effetto terapeutico scompaia: caratteristiche come paese di provenienza, epoca, qualità della rivista, registrazione e metodologia sono tra loro correlate. Passare dall’associazione “gli studi con determinate caratteristiche metodologiche sono meno frequentemente positivi” alla conclusione “migliori sono i controlli, più scarsi sono i risultati” significa introdurre un’inferenza causale che quel disegno di studio non permette. Ancora più interessante è leggere Long et al. secondo la domanda che gli autori avevano realmente posto: come è cambiato il rischio di bias della ricerca sull’agopuntura nel corso di cinque decenni? [2] Il corpus comprende 4.715 RCT provenienti da 368 revisioni sistematiche e si estende dal 1974 al 2017. Emergeno problemi rilevanti, in particolare nell’allocation concealment e nel blinding. Ma emergono anche miglioramenti statisticamente significativi nel tempo per la generazione della sequenza randomizzata e per il selective reporting. È difficile comprendere perché la prima parte del risultato debba essere considerata prova contro l’agopuntura e la seconda quasi un dettaglio. La medicina evolve esattamente in questo modo. Identifica i propri errori, sviluppa strumenti migliori, modifica gli standard e rivaluta criticamente ciò che è stato fatto in precedenza. Il CONSORT Statement risale al 2008; STRICTA, dedicate al reporting degli interventi di agopuntura, al 2001, con revisione nel 2010. Nel 2022 il BMJ ha pubblicato una consensus internazionale su come progettare trial di agopuntura di elevata qualità, elaborata da clinici, epidemiologi, statistici e metodologi5 Questa non è la storia di un settore che nasconde i propri limiti. È la storia, assai più ordinaria e scientificamente interessante, di un settore che li identifica e cerca progressivamente di superarli. Lo stesso vale per il problema del controllo con sham, forse la questione più complessa della ricerca clinica sull’agopuntura. Il paradigma farmacologico del placebo non può essere semplicemente trasferito a una procedura fisica. Una compressa priva del principio attivo può essere farmacologicamente inerte e al tempo stesso indistinguibile dal farmaco. Il controllo con sham in agopuntura deve invece produrre sensazioni sufficientemente simili al trattamento reale per mantenere il cieco, ma dovrebbe contemporaneamente evitare ogni stimolazione fisiologicamente attiva. Ad oggi diversi studi hanno dimostrato che l’agopuntura sham non è inerte ma al contrario induce una risposta neurobiologica attiva [6],[7] La conseguenza non è che bisogna rinunciare ai trial controllati, tuttavia bisogna chiedersi quale controllo sia appropriato per la domanda scientifica che stiamo ponendo. Se vogliamo studiare l’efficacia specifica di alcune componenti della stimolazione, un controllo con sham può essere utile. Se vogliamo conoscere l’efficacia comparativa nella pratica clinica, possono essere più informativi usual care, waiting list o trattamenti attivi. Ed è precisamente questa distinzione che le moderne raccomandazioni metodologiche oggi sottolineano [5]. Anche Liu et al. offrono un ottimo esempio di come uno stesso risultato possa essere letto in modo costruttivo. La loro meta-analisi mostra che il blinding nei trial di agopuntura non è ottimale e identifica caratteristiche associate a un maggiore rischio di unblinding. Il “rischio di bias” in base alla RoB2 degli studi inclusi è spesso dovuto all’impossibilità di mettere in cieco gli agopuntori, “una caratteristica, piuttosto che un difetto metodologico, dell’agopuntura come terapia non farmacologica” [3].  Inoltre non vi è nessuna associazione significativa dal punto di vista clinico tra il successo del blinding e l’effetto terapeutico. Gli stessi autori sottolineano il difficile equilibrio tra un controllo sham capace di mantenere il cieco e uno sham che, proprio perché penetrante o sufficientemente stimolante, può produrre effetti fisiologici. È un problema metodologico? Certamente. È una prova che l’agopuntura non funziona? No. Gli interventi non farmacologici, non solo l’agopuntura, pongono problemi di blinding, standardizzazione e scelta del controllo ben noti in fisioterapia, riabilitazione e chirurgia. Questo è un dato che va preso in cosiderazione perché non si può fare finta che quando si studiano terapie fisiche ci si confronti gli stessi problemi sperimentali di una molecola contenuta in una compressa. Anche l’articolo di Ho et al. merita una lettura meno semplicistica. Gli autori hanno rilevato che il 93,4% delle 106 revisioni sistematiche sull’agopuntura esaminate era classificate come critically low [4]. AMSTAR-2, tuttavia, utilizza una classificazione intenzionalmente molto severa, nella quale due criticità in domini considerati essenziali sono sufficienti per determinare un giudizio globale critically low [8]. Gli stessi autori di Ho et al. richiamano esplicitamente un possibile floor effect dovuto agli elevati standard dello strumento Sottolineano che, sebbene in numero inferiore, le revisioni sistematiche che si basavano su studi Cochrane, aggiornamenti di precedenti revisioni non Cochrane, che non avevano effettuato ricerche in database in lingua diversa dall’inglese e che erano state pubblicate su riviste con un impact factor (JIF) più elevato, erano associate a una migliore qualità. Vi è poi un problema di categorie. In alcuni passaggi  Bucci parla specificamente di agopuntura, in altri di CAM nel loro complesso [9].  Le due cose non sono intercambiabili: in particolare, sovrapporre categorie diverse e trasferire all’agopuntura conclusioni ricavate da un insieme eterogeneo di pratiche costituisce, sul piano metodologico, un’indebita generalizzazione. Un atteggiamento rigoroso e, quando necessario, critico verso la nostra stessa ricerca non ci è estraneo. Nel 2015 l’ A.M.A.B. (Associazione Medici Agopuntori Bolognesi) in collaborazione con l’ Istituto Superiore di Sanità organizzò a Bologna il primo International Symposium on Research in Acupuncture, esplicitamente finalizzato a valutare gli standard della ricerca affrontandone le principali criticità metodologiche. Parteciparono, tra gli altri, Jian-Ping Liu, Hugh MacPherson e Nicola Robinson. Una delle sessioni era interamente dedicata alla metodologia e all’EBM, un’altra al problema del placebo. Già allora veniva richiamata la difficoltà metodologica rappresentata da tecniche di agopuntura sham ritenute inerti ma in realtà potenzialmente attive [10]. Nel 2018 fece seguito una seconda edizione insieme alla Society for Acupuncture Research, con Vitaly Napadow come co-chair scientifico e con ricercatori come Claudia Witt, Hugh MacPherson e Jun J. Mao. Il programma comprendeva, ancora una volta, una sessione espressamente intitolata Research Methodology and EBM in Acupuncture. The Placebo Issue [11] . Non abbiamo mai ritenuto che fare ricerca sull’agopuntura significasse raccogliere esclusivamente dati favorevoli. Al contrario, conoscere ciò che non sappiamo, discutere apertamente le criticità e costruire strumenti metodologici più adeguati è parte integrante del nostro lavoro. Resta infine la domanda: che cosa sappiamo dell’efficacia dell’agopuntura quando analizziamo studi progettati proprio per rispondere a quella domanda? Per il dolore cronico abbiamo, per esempio, lo studio di Vickers et al.  (2018) nel quale sono stati analizzati i dati individuali di 20.827 pazienti provenienti da 39 RCT; per essere ammessi gli studi dovevano avere un allocation concealment giudicato inequivocabilmente adeguato. L’agopuntura è risultata superiore sia al controllo senza agopuntura sia al controllo con sham per le condizioni considerate, con differenze di circa 0,5 deviazioni standard rispetto al non trattamento e di circa 0,2 rispetto al controllo con sham[12]. Quest’ultima differenza è modesta ma è statisticamente significativa e persiste proprio selezionando trial con una importante garanzia di qualità metodologica. Non è la dimostrazione che “l’agopuntura funziona per tutto”. Nessun ricercatore serio dovrebbe sostenerlo. È però sufficiente a mostrare perché la frase “migliori sono i controlli, più scarsi sono i risultati”, trasformata in una sorta di legge generale sull’agopuntura, sia troppo semplice rispetto alle evidenze disponibili. I lavori citati in Il vizietto pongono domande importanti e, proprio per questo, vanno considerati utili se vogliamo migliorare produzione scientifica e della metodologia delle revisioni. Dove la lettura proposta da Bucci è meno convincente è nella scelta di trasformare sistematicamente queste criticità in un atto d’accusa. Anche il linguaggio utilizzato – dal titolo ai sottotitoli – non è quello neutro di chi presenta un problema metodologico e ne esplora le possibili interpretazioni; costruisce una cornice retorica nella quale il risultato sembra essere già noto prima di interrogare le evidenze. La divulgazione può certamente essere polemica, ma se vuole essere scientifica dovrebbe mantenere una distinzione rigorosa tra ciò che i dati dimostrano, ciò che suggeriscono e ciò che il commentatore ne consegue. La storia dell’Evidence-Based Medicine è una storia di errori riconosciuti e progressivamente corretti. Registrazione dei trial, CONSORT, PRISMA, STRICTA, nuovi strumenti di risk of bias, AMSTAR-2, non sono comparsi perché la ricerca fosse già perfetta, ma proprio perché non lo era. Individuare oggi una debolezza metodologica non significa aver scoperto un “vizietto”: significa aver individuato una domanda di ricerca. È questa, a nostro avviso, la differenza essenziale tra usare la scienza per confermare una posizione e usare la scienza per conoscere. Nel secondo caso, i limiti non sono una sentenza. Sono il punto dal quale partire. Carlo Maria Giovanardi, Presidente Federazione Italiana delle Società di Agopuntura (FISA) Alessandra Poini, Consigliere Federazione Italiana delle Società di Agopuntura (FISA) Bibliografia 1.Zuo JL, Yuan Y, Yin H, et al. Positive results in acupuncture randomized controlled trials since 1995: reflections on publications indexed in MEDLINE. Integr Med Res. Published online April 30, 2026:101348. doi:10.1016/j.imr.2026.101348. 2.Long Y, Chen R, Guo Q, Luo S, Huang J, Du L. Do acupuncture trials have lower risk of bias over the last five decades? A methodological study of 4,715 randomized controlled trials. PLoS One. 2020;15(6):e0234491. doi:10.1371/journal.pone.0234491. 3.Liu T, Jiang L, Li S, et al. The blinding status and characteristics in acupuncture clinical trials: a systematic reviews and meta-analysis. Syst Rev. 2024;13:302. doi:10.1186/s13643-024-02692-0. 4. Ho L, Ke FYT, Wong CHL, et al. Low methodological quality of systematic reviews on acupuncture: a cross-sectional study. BMC Med Res Methodol. 2021;21:237. doi:10.1186/s12874-021-01437-0. 5. Zhang YQ, Jiao RM, Witt CM, et al. How to design high quality acupuncture trials—a consensus informed by evidence. BMJ. 2022;376:e067476. doi:10.1136/bmj-2021-067476. Correction: BMJ. 2022;377:o1046. doi:10.1136/bmj.o1046. 6. Kim TH, Lee MS, Birch S, Alraek T. Plausible mechanism of sham acupuncture based on biomarkers: a systematic review of randomized controlled trials. Front Neurosci. 2022;16:834112. doi:10.3389/fnins.2022.834112. 7. MacPherson H, Vertosick E, Lewith G, et al; Acupuncture Trialists’ Collaboration. Influence of control group on effect size in trials of acupuncture for chronic pain: a secondary analysis of an individual patient data meta-analysis. PLoS One. 2014;9(4):e93739. doi:10.1371/journal.pone.0093739. 8. Shea BJ, Reeves BC, Wells G, et al. AMSTAR 2: a critical appraisal tool for systematic reviews that include randomised or non-randomised studies of healthcare interventions, or both. BMJ. 2017;358:j4008. doi:10.1136/bmj.j4008. 9. Pham B, Klassen TP, Lawson ML, Moher D. Language of publication restrictions in systematic reviews gave different results depending on whether the intervention was conventional or complementary. J Clin Epidemiol. 2005;58(8):769-776. doi:10.1016/j.jclinepi.2004.08.021. Erratum in: J Clin Epidemiol. 2006;59(2):216. 10. Fauci AJ, Giovanardi CM. Simposio Internazionale sulla Ricerca in Agopuntura. International Symposium on Research in Acupuncture. Not Ist Super Sanità. 2016;29(1):7-9. 11. Associazione Medici Agopuntori Bolognesi (AMAB); Society for Acupuncture Research (SAR). Second International Symposium on Research in Acupuncture: Final Program. Bologna, Italy; October 20-21, 2018 https://www.acupunctureresearch.eu/ 12. Vickers AJ, Vertosick EA, Lewith G, et al; Acupuncture Trialists’ Collaboration. Acupuncture for chronic pain: update of an individual patient data meta-analysis. J Pain. 2018;19(5):455-474. doi:10.1016/j.jpain.2017.11.005.