Un via dimenticata per la comprensione della Medicina Cinese (1) (parte I)

Con il termine di Medicina Tradizionale Cinese si fa riferimento ad una serie di tecniche terapeutiche molto antiche, presenti in Cina da circa 2500 anni.

I fondamenti teorici di questa arte medica sono stati descritti in testi prevalentemente di natura filosofica redatti nell’ultima metà del primo millennio a.C. Queste fonti sono estremamente varie e spesso compilate con un linguaggio più allusivo che descrittivo, come se il lettore fosse già a conoscenza dei principi teorici e filosofici della materia trattata.(2) Alla base di questo atteggiamento risiede, verosimilmente, una natura iniziatica dell’insegnamento o, quanto meno, il fatto che la trattazione degli aspetti medico-terapeutici non fosse altro che l’estensione e l’applicazione di una serie di considerazioni di più ampio respiro.

I principi sui quali si basa l’attuale applicazione della Medicina Tradizionale Cinese, in realtà, fanno riferimento solo ad una parte del contenuto di questi antichi testi; le parti meno note e meno tradotte fanno riferimento a concetti di astronomia e astrologia e, più in generale, all’organizzazione del tempo e dello spazio. In molti di questi testi si fa riferimento, ad esempio, a quanto la pratica della medicina non sia concepibile senza la comprensione dell’ Yi Jing, testo considerato a torto solo di divinazione.

E’ sotto gli occhi di tutti i cultori della materia che i nomi dei punti in agopuntura solo occasionalmente hanno un significato esplicito alla lettura di un occidentale: spesso fanno riferimento a luoghi, ad ambienti, a termini di uso filosofico oppure hanno espressioni che indicano funzioni o atti di significato sociale; peraltro, sappiamo pure che ciascun punto possiede spesso molti nomi, aggiunti in vari periodi storici, subendo la stratificazione della loro identità e del loro significato.

Ma ciò che è particolarmente evidente ad una più attenta lettura è il frequente uso del linguaggio simbolico, elemento questo di estrema importanza se si concepisce il simbolo alla luce della mentalità e della cultura che l’ha concepito, ovvero secondo il principio dell’ “analogia”. L’analogia è il presupposto fondante la legittimità teorico-pratica di questa costruzione del pensiero. Interpretare la realtà come un insieme di fenomeni, correlati fra loro in base a delle caratteristiche morfologiche-funzionali-temporali, non è espressione di un pensiero ingenuo e primitivo, incapace di elaborare una scissione fra forma e sostanza, oppure tra il principio e la sua manifestazione come momenti temporalmente e spazialmente scissi da espressioni di tipo “Creativo”; il simbolo contiene realmente in sé l’essenza dell’oggetto a cui si riferisce, perché ne condivide la natura.

In linea con queste considerazioni si pone il lavoro di Heiner Fruehauf sull’analisi del significato simbolico-rivelatore dei punti.(1) L’autore, proprio partendo dalle catena di correlazioni analogiche descritte nel Nei Jing Su Wen, ricostruisce una nuova lettura del significato dei punti di agopuntura del canale del Polmone. Vengono innanzi tutto presi in esame i principi analogici correlati a questo organo: dal nome, all’elemento metallo, al livello Tai Yin di cui fa parte insieme alla Milza, all’esagramma TAI dell’ Yi Jing; viene inoltre descritto il rapporto con il tronco celeste Juzi e con il termine Hé (fiume) con il quale è associato nel Nei Jing Su Wen.(1)

(continua)

Bibliografia:

Heiner Fruehauf. The science of symbols exploring a forgotten gateway to chinese medicine (part one). The Journal of Chinese Medicine, Primavera 2002.

Anne Cheng. Storia del Pensiero Cinese (Volume primo – Dalle origini allo “Studio del mistero”). Einaudi, Ottobre 2000.

Vittorio Mascherini