Studio sulle regole di selezione degli agopunti per le vertigini nell’antica agopuntura. 

Abstract

Sono state esplorate le caratteristiche di selezione e di combinazione degli agopunti e le regole di impiego dei meridiani, nella letteratura sull’antica agopuntura per le vertigini. I dati sono stati raccolti dalla letteratura sull’agopuntura per le vertigini dal periodo pre-Qin alla dinastia Qing e poi è stato creato un database. Per analizzare ed indagare le regole di impiego di agopunti e meridiani sono stati utilizzati: statistiche di frequenza e confronto del grado di sostegno fornito, mentre per estrarre le combinazioni di punti terapeutici sono state usate le regole di combinazione dei dati significativi. 

Come risultato, per il trattamento delle vertigini, secondo la frequenza di utilizzo ed il grado di supporto fornito, gli agopunti più selezionati sono: Fengchi (GB20), Shangxing (GV23), Yanggu (SI5), Jiexi (ST41), Zulinqi (GB41) e Shenting (GV24); i metodi per la scelta dei punti di agopuntura più impiegati sono: la combinazione di agopunti adiacenti, la combinazione di agopunti dello stesso meridiano, la combinazione di agopunti superiori-inferiori, la combinazione di punti dei meridiani yang e la combinazione degli agopunti madre–figlio; i meridiani più selezionati sono: il meridiano di Vescica urinaria-Taiyang del piede, il meridiano di Vescicola Biliare-Shaoyang del piede ed il meridiano del Vaso Governatore.

Analizzando la letteratura antica e moderna, si è scoperto che la clinica antica e quella moderna presentano gli stessi criteri di selezione del punto terapeutico e del meridiano e dei metodi di combinazione degli agopunti. Tuttavia, l’uso di Yanggu (SI5), Jiexi (ST41) e Feiyang (BL58) così come la combinazione degli agopunti madre–figlio sono stati osservati con minor frequenza nella clinica moderna, il che potrebbe fornire un nuovo riferimento dal punto di vista terapeutico.

Zhan QChen HD. Study on rules of acupoints selection for vertigo in ancient acupuncture. Zhongguo Zhen Jiu. 2014 Apr;34(4):359-62

Gemma D’Angelo