Introduzione ai libri antichi (parte II)

Introduzione al Neijing
Riprendendo quanto asserito nel precedente intervento, la struttura in due parti, riferibili a macrocosmo e a microcosmo, la prima più breve e la seconda più ampia, riguarda un genere letterario proprio della tradizione e presente almeno a partire dal sesto secolo a. C. in culture distinte e distanti, forse a partire dall’area mesopotamica. Si tratta di struttura utilizzata per quei libri che si intendevano riferire alle più remote radici culturali umane, ed in particolare ai testi riferibili alle radici culturali prediluviane. Le due parti dei volumi proprio a questo si riferiscono, la prima parte degli scritti riguarda infatti la radice prediluviana, in questo senso l’origine del mondo, mentre la loro seconda parte riguarda la fase successiva al lungo periodo di cataclismi conosciuto in ogni cultura come diluvio, e, in questo senso, tratta dei percorsi adatti alla società umana ad esso sopravvissuta. E’ genere letterario in due parti che rimanda quindi alla comune tradizione primordiale dell’umanità, a quella filosofia perenne, come di recente viene agilmente indicata, che rappresenta appunto un calco della prediluviana comune cultura e di cui forse non tanto resta nelle opere scritte, ma non poco in opere architettoniche disseminate sul nostro pianeta, compresa la nostra bella Italia.

Ritornando ora al Huangdi Neijing Suwen Lingshu, colpisce anzitutto l’attributo iniziale del titolo, nei, che lo segnala come interno e pone questo volume in uno spazio di particolare valore nello scenario della cultura cinese, dove il termine interno rimanda alla tradizione autentica, originaria e sorgiva, fondamentalmente antica e esoterica quindi, e lo contrappone ai tanti testi wai, esterni, riferibili cioè a correnti culturali secondarie, più recenti ed essoteriche. Quanto alla datazione del volume, la grande differenza di pareri a riguardo dimostra come la questione non possa essere risolta senza considerare come si sia composto e realizzato questo testo classico. Neijing si è infatti realizzato nei millenni attraverso convergenze di materiali diversi, compendi e linguaggi differenti, appartenenti ad aree culturali varie e disomogenee, complementari vedute di una tradizione, quella cinese, che come ogni tradizione è unità polisemica, matrice e portatrice cioè di complementari varietà di modi e modelli e pratiche e teorie. Va anche considerato che quando la cultura tradizionale viene scritta, dopo millenni di trasmissione orale, di quest’ultima viene denunciata l’intrinseca debolezza raggiunta. Il testo classico esprime dunque anzitutto questa insorta debolezza tradizionale. Va da sé che nelle innumerevoli secolari copiature, trascrizioni, correzioni, inserzioni, spostamenti, divisioni, coniugazioni, cancellazioni, rifacimenti, riorganizzazioni, il testo classico subisce via via cambiamenti che possono risultare anche radicali, e questi cambiamenti non possono che rappresentare il mutamento culturale e sociale dominante, ovvero il millenario progressivo spostamento della cultura umana da esoterica a essoterica, da alchemica ad accademica. Trasformazione questa ben individuabile nel Neijing, che come pochi altri testi classici pare commisto di spunti sotto questo profilo complementari, l’esoterico e l’essoterico. Di qui il suo sviluppo dichiaratamente non sistematico, intricato e complesso, per nulla lineare, ma piuttosto a mappatura come dire piana, quasi bidimensionale. Di qui l’appellativo di ipertesto, che gli viene recentemente assegnato, termine con il quale si intende un volume a sviluppo non lineare bensì strutturato a rete della quale i vari capitoli e i singoli paragrafi costituiscono i nodi e gli incroci, segmenti che possono essere messi direttamente in relazione fra loro in vario modo per mezzo di parole o concetti chiave. Un ipertesto è cioè un mappale che rende possibili numerosi percorsi di lettura, di cui i principali esso stesso suggerisce mediante impliciti rimandi. Come si vede si tratta di una modalità letteraria compatibile da un lato con l’attuale scienza tecnologica, dall’ altro non incompatibile con la passata scienza esoterica. Si noti per altro come l’ideogramma jing, libro, raffiguri il telaio ed i fili di seta che vi si compongono in trama, in tessuto, esattamente il significato ora introdotto. Affascina per altro notare riguardo alla forma di certo testo esoterico, in questo caso il Neijing, come, da un lato la sua struttura in due parti di cui la prima riguardante le origini e la seconda riguardante i percorsi umani corretti, dall’ altro il suo modo espositivo per nulla lineare e dunque imprevedibile, siano rappresentati in forma letteraria dall’ideogramma dao, sentiero, in cui appare un’origine, un decorso, che possiede una sua chiara direzione ma si svolge in modo vario ed imprevisto, benedetto da una testa incoronata che ne sopra vede al procedere, al significato, al valore.

Ricercando ora nel Neijing segnali esoterici secondo le coordinate esposte, taluni ne troviamo, ma risultano più che altro risonanze di passati lontani più che realtà effettuali. Certo la trasformazione in testo essoterico è a tutt’oggi parziale ed incompleta, e proprio da questa commista natura derivano le difficoltà prima denunciate. Anzitutto la ricordata struttura in due libri ove, pur nella discontinuità dei temi, si può riconoscere una progressione dall’uno all’altro che pare avere una qualche inerenza con quanto prima riferito circa i testi alchemici alle radici di una cultura. In questo caso il primo libro, Suwen, tratta dell’organismo microcosmico calato nel macrocosmo, tratta quindi dei ritmi della vita ed affronta aspetti della salute e della fisiologia organica, dell’eziologia, della diagnostica, della terapeutica, mentre il secondo libro, Lingshu, definisce i modi e le vie fondamentali del vivere, l’assetto mentale centrato e vuoto, lo stabile collegamento con i cieli, il contatto con il mondo animico e spirituale. Fin qui dunque si possono riconoscere nel Neijing dettami esoterici, che vengono però traditi nel pari sviluppo dei due libri, nella mancanza di quella progressione di ampiezza formale prima descritta. Entrambi i libri sono infatti di ottantuno capitoli, dove la mancanza di differenza nello sviluppo dei due volumi denuncia il cresciuto interesse per il contenuto rispetto alla forma espressiva e così testimonia la raggiunta prevalenza dell’essoterico sull’esoterico e dell’accademico sull’alchemico. Vi si rintracciano poi analogie e ritorni che non possono essere un caso e solo possono essere contestualizzati all’interno di quell’ancestro esoterico da cui Neijing è nato. E’ interessante ad esempio che all’inizio del Lingshu, quindi nel primo capitolo del secondo libro del Neijing, si rappresentino, sotto il profilo medico, ancora gli uomini, presentati secondo quelle differenze di propensioni e di modi individuali che prima abbiamo citato essere all’inizio del secondo libro del Taotejing, dove si introduceva l’uomo superiore, l’uomo medio, l’uomo inferiore. E’ parallelismo fra il Taotejing e il Neijing che colpisce e dimostra come la struttura formale dei testi classici fosse quanto mai precisa e quasi protocollata. Nel primo capitolo del Te, secondo libro del Taotejing, dunque si legge:

L’uomo superiore introdotto alla via la segue con tutto se stesso. L’uomo medio introdotto alla via la segue e la perde. L’uomo inferiore introdotto alla via si fa grasse risate, se non se la ride non è la via.
Mentre nel primo capitolo del Lingshu, secondo libro del Neijing, sta scritto:
E’ facile parlare di agopuntura, ma è più difficile praticarla. Il piccolo operatore non percepisce che ciò che è materiale mentre il grande operatore comprende l’immateriale. Egli non si appresta a pungere prima di avere saputo risalire fino all’origine della malattia e trovare la sua causa precisa. Ed egli sa pungere nel tempo corretto, né troppo presto né troppo tardi. In effetti, la circolazione dell’energia non è visibile, ma un grande operatore la percepisce, egli sa anche scoprire dove stimolarla, e può tonificarla e disperderla a sua volontà.
In entrambi i passi ci ritroviamo noi uomini al centro, tutti quanti, l’uomo superiore, l’uomo medio, l’uomo inferiore, il grande medico e il piccolo medico, ed ognuno vi può ritrovare precisi taluni suoi caratteri, taluni suoi intimi modi, e su questi interrogarsi. Perché noi vivi non siamo che modi, tutti simili, tutti diversi, tutti unici e irripetibili.

(continua)

Bibliografia

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Carlo Moiraghi