Il significato dei colori nei riti sacrificali del periodo Shang.

Nel Libro dei Riti, Lì Jĭ 禮記, abbiamo una indicazione generica sul significato dei diversi colori: talora abbiamo un riferimento a buoi gialli per riti di tipo astronomico con implicazioni cosmologiche, oppure si menzionano cani bruciati e buoi scuoiati di colore giallo; al di là di alcune differenze fra il bue e il toro, il colore giallo è diventato “pars pro toto” dell’animale sacrificale in genere ed e animali di colore giallo erano sacrificati a Shàng Dì, Sì Fāng. A questo proposito è interessante notare il fatto che in questi riti erano coinvolti gli sciamani wū 巫 che operavano in particolare per la mediazione fra il divino e gli eventi atmosferici; verosimilmente proprio questa relazione tra lo spazio-punti cardinali e il rito che essi celebravano sembra essere alla base della loro alternativa denominazione come fāng 方, appunto. Questi officianti erano spesso essi stessi vittime sacrificali e generalmente erano portatori di quelle che oggi definiremmo disabilità, considerate segni di presenza del divino.
Spesso gli animali “gialli” erano destinati alla madre dell’est e dell’ovest ovvero al sole e alla luna o forse Shàng Dì, in quanto spirito delle quattro direzioni, incarnava più lo spirito della terra piuttosto che del cielo.
Da notare che spesso le divinità erano prefissate da un sostantivo di genere femminile, tanto da allinearsi in modo suggestivo alla religione della dea madre diffusa nelle altre culture coeve e da legarsi ai culti della fertilità.
Il culto dello spirito della terra e delle quattro direzioni si mantenne e con lui il colore ad esso correlato. Nello Zhōu Lǐ 周禮 si afferma: “quando si prepara un sacrificio-Yang, si devono scegliere animali di colore rossastro. Per sacrifici-Yin gli animali devono essere di colore scuro. Quando si allestisce un sacrificio per esplorare una certa direzione allora bisogna usare un animale del colore ad essa correlato”. Il giallo comunque rimase riferito sempre alla terra ed a Huang Di. In realtà nella mitologia pre-Han lo spirito della terra era chiamato Hòu Tŭ 后土, identificato anche con shè 社 o spirito del suolo.
Nel gruppo Chū 出 assistiamo ad una trasformazione: abbiamo una riduzione della frequenza dei sacrifici e il metodo per indurre le crepe nelle ossa o nelle conchiglie è differente che nel precedente gruppo. Qui vengono privilegiati gli animali di colore bianco e multicolore. Gli animali bianchi sono menzionati soprattutto per i riti verso gli antenati (i re stessi conducevano la divinazione) ma i più usati erano gli animali definiti multicolore.
Ai Chū successero gli Hé 何. In questo gruppo molti erano i culti verso gli antenati e meno quelli verso personaggi leggendari e gli animali bianchi non sono molto menzionati. In queste iscrizioni vengono nominati i cavalli rossi chì 赤. L’addomesticamento dei cavalli fu acquisito dagli Shāng da popoli del centro Asia e l’uso prevalente dei carri con cavalli era riservato alle cerimonie e alla caccia.
Nel gruppo Lì 歴, gli animali impiegati nei riti erano i cinghiali bianchi e gli antenati a cui era offerto il sacrificio erano di sesso femminile e anche il sesso degli animali da offrire era oggetto di quesito. L’uso dei cinghiali nei riti della fertilità ha altre implicazioni fra cui il fatto che, da un punto di vista grafico, il carattere Jiā ha una forte connotazione fallica, da cui si deduce che il maiale abbia rappresentato un simbolo di fertilità e, quindi, che in queste iscrizioni sia il sesso che il colore degli animali fosse un requisito importante.
Nel gruppo Wúmíng 无名 il colore degli animali sacrificali sembra indirizzarsi verso la scelta degli animali definiti rosso-giallo, in particolare i buoi che divennero i più comuni.
Nei riti Shāng, si riteneva che il tempo atmosferico fosse condizionato dal modo in cui certi rituali erano condotti, attraverso la cremazione, la preghiera, la danza e il sacrificio anche degli sciamani stessi, oppure disegnando verso il cielo immagini del dragone.
In queste divinazioni per la pioggia venivano sacrificate le pecore bianche o nere. Nella mitologia cinese il nero è associato all’acqua e il dio dell’acqua, Shuĭ Zhēng 水正, nei testi antichi era chiamato Xuán Míng 玄冥, che significa nero e oscuro ed è associato con il nord, per cui essendo lo spirito del nord nero gli animali dovevano essere neri.
Nel gruppo successivo, il gruppo Huáng 黄, i sacrifici per gli antenati sono diventati routine, ma cambia il calendario settimanale. In questo periodo cambia anche lo stile calligrafico che diventa più compatto e armonioso (come vediamo dai caratteri rilevati sui bronzi). I temi delle domande riguardano la caccia del re -scelta dei cavalli e tipo di animale cacciato-; viene citato solo occasionalmente il colore bianco degli animali cacciati. Dal colore dei cavalli selezionati sembra dipendere l’esito della caccia. L’interesse per l’esito della caccia faceva riferimento verosimilmente al significato che questa rivestiva come legittimazione del potere. Compaiono iscrizioni del tipo tiao-tie e le iscrizioni oracolari diventano delle cronache. Nei sacrifici, in questa fase, sono preferiti gli animali di colore rosso.
Nella scuola dei “divinatori non-re” il colore acquistò maggiore significato; fra i colori più importanti erano il bianco e il multicolore, tuttavia per i riti legati alla pioggia gli animali selezionati erano di colore bianco o nero.

Wang Tao. Shang ritual animal: color and meaning. Bullettin of SOAS. 70,2,(2007) 305-372

Vittorio Mascherini