I consigli del dottor Demarchi.

L’anno scorso un giornalista e scrittore milanese, Carlo Zanda, mi chiese dove in Europa avesse potuto imparare l’agopuntura un medico svizzero degli anni trenta. Risposi che a quei tempi il principale riferimento dell’agopuntura in occidente doveva essere George Soulié de Morant, e gli raccontai come costui, addetto al consolato francese a Pechino, vi avesse veduto curare le milizie cinesi da un’epidemia di colera mediante l’agopuntura e ne fosse rimasto affascinato tanto da iniziare a studiarla. Rientrato in Europa, verso la fine degli anni venti insieme all’amico Paul Ferreyrolles aveva avviato la pubblicazione in Parigi di una serie di entusiastici articoli introduttivi al compendio della medicina tradizionale cinese sotto i profili fisiopatologico, diagnostico, terapeutico. A mio avviso, conclusi, in quegli anni dovevano essere George Soulié de Morant e Paul Ferreyrolles i principali riferimenti dell’insegnamento dell’agopuntura, e consegnai allo scrittore una copia di Précis de la vraie acupuncture chinoise, scritto dal de Morant nel 1929 ed edito in Italia dalla Luni editrice nel 2005.
Lo Zanda mi spiegò che stava scrivendo un libro su Hermann Hesse, il grande scrittore tedesco, o meglio sull’amore di Hermann Hesse per la cittadina ticinese di Montagnola ove visse per svariati decenni e scrisse i suoi libri più importanti. Hesse vi giunse poco più che quarantenne e vi fece costruire la sua bella Casa Rossa, ricca di vedute sugli scorci più belli delle colline. Lo Zanda stava realizzando una complessa indagine giornalistica, composta di innumerevoli ricerche e colloqui con i discendenti dei conoscenti di Hesse, un lungo percorso rivolto a ricostruire mediante testimonianze dirette, lettere, album di famiglia, documenti degli anni d’oro dell’autore di tanti capolavori, libri straordinari come Narciso e Boccadoro, e Siddharta. La ricerca del giornalista riguardò via via gli eredi della cerchia degli intimi di Hesse, la moglie, gli amici stretti, il giardiniere e la collaboratrice della villa, l’amico editore, perfino il sindaco di allora. Procedendo passo passo, meglio dire porta a porta, lo Zanda aveva rintracciato anche gli eredi di uno dei medici del paese, il dottor Plinio Demarchi che sulla targa d’ottone dell’ambulatorio aveva fatto incidere le amate competenze: “Omeopatia e Riflessologia”, e di Hesse fu a lungo amico e confidente. Lo Zanda aveva potuto visionare i taccuini in cui il medico annotava le ricette di agopuntura con cui trattava i singoli pazienti. Montagnola doveva davvero essere un paese alla moda e all’avanguardia, se in quegli stessi anni anche un altro medico vi praticava l’agopuntura, il dottor Federic Muller, e proprio costui risultò essere stato il medico personale di Hesse. A riprova della mia ipotesi circa la probabile formazione francese dei due medici, gli appunti del Demarchi comprendevano figure dei canali di agopuntura che il medico aveva ricalcato a mano con la carta velina proprio dalle mappe del de Morant, presenti anche sull’edizione che avevo dato allo Zanda. E sul frontespizio di uno di questi taccuini, il maturo dottore aveva vergato in bella calligrafia italiana una dedica rivolta al suo giovane figliolo Antonio, da poco laureatosi in medicina, suggerimenti semplici e diretti sui modi di attuare la professione, scritti sul campo da un medico agopuntore che viveva poco oltre i nostri confini.
A me pare un’inusuale ma interessante occasione per avere una qualche nota in più, per una volta da dietro le quinte, circa l’agopuntura europea degli anni venti ed i valori di chi la praticava. Attraverso percorsi diversi ma in pratica convergenti circa tutte le scuole italiane ne sarebbero in seguito venute. Eccoci dunque a queste sette paterne raccomandazioni di poco meno di un secolo fa e sotto taluni profili questa distanza risulta evidente. Specie su un punto vi è anzi di che dissentire ampiamente. Resta però la sincerità e la buona volontà, la creatività e l’impegno. Resta la tranquillità e la soddisfazione di chi sa di svolgere con competenza e responsabilità piena il proprio meraviglioso compito: curare.

Consigli al principiante Antonio Demarchi

Sii artista della medicina e non inquietarti se la gente non si accorge che tu lo sei.
Sii buono coi bambini e tollerante con tutti, non contraddire aspramente a chi crede di sapere e non sa; ascolta tutti e agisci come credi bene e giusto di agire.
Dà al denaro il suo giusto valore. Un animo lieto, tranquillo e retto rende e vale di più della ricchezza.
Non fare il ciarlatano; piuttosto che arricchirti ingannando la gente, anche se vuol essere ingannata, resta pur contento e tranquillo nella tua mediocrità.
Non entusiasmarti ai rimedi portentosi dei giornali e tantomeno alle novità dette scientifiche, lascia provare agli altri e non trasformare i tuoi ammalati in cani o conigli da esperimento.
L’ammalato ha il diritto di sapere il pronostico del suo male; ma non dirgli la diagnosi (se puoi) ché tanto non capisce; non dare spiegazioni ché il volgo capisce tutto al contrario.
Sii allegro e coltiva lo spirito scherzevole ché tanto nella vita non vi è nulla che debba esser preso troppo sul serio.
A coronare il pregevole lavoro dello Zanda, mesi or sono è giunto negli scaffali l’interessante volumetto: Un bel posticino, edito da Marcos y Marcos. In ultima pagina i ringraziamenti, fra i tanti altri figura anche il mio nome.

Carlo Moiraghi