Comparazione dei termini e dei concetti di astronomia, in Cina ed in Mesopotamia (1)

Parte I

Gli storici sono unanimemente concordi nell’attribuire le origini del pensiero moderno alle grandi civiltà che hanno dominato gli ultimi millenni prima di Cristo; a tutt’oggi, infatti, rimane valida l’ipotesi che situa le radici della cultura occidentale, il suo inizio e le prime fasi del suo sviluppo, in Medio Oriente e più esattamente in Mesopotamia.
Storici ed archeologi sono stati fortemente tentati di attribuire a questa centralità un ruolo “universale” riguardo alla cultura di tutta l’umanità, ivi compreso lo sviluppo delle civiltà dell’estremo Oriente. J.M. Steele, partendo proprio da queste considerazioni, ed animato dalla tentazione di esplorare questi due diversi mondi culturali, in questo suo lavoro ha proposto una lettura comparata dei termini che si riferiscono alla descrizione ed all’interpretazione dei fenomeni celesti in Cina ed in Mesopotamia.
E’ documentato che, in queste due civiltà, sia esistito un contemporaneo interesse verso lo studio del movimento dei pianeti e delle stelle; in particolare, le prime tracce risalgono, in Cina, alla dinastia Shang (1500 a.C.) ed in Babilonia al secondo millennio a.C.
Nella “Terra di mezzo” annotazioni sui fenomeni celesti (eclissi, passaggio di comete, etc) sono presenti già nelle iscrizioni oracolari su osso, mentre in Babilonia sono documentate iscrizioni cuneiformi che descrivono le interpretazioni a scopo divinatorio delle eclissi, con annotazione della durata del giorno e della notte nell’arco di un anno. Ad eccezione dell’Egitto non esiste altra cultura che abbia sistematizzato conoscenze simili nello stesso periodo storico.
Da notare che, sia in Cina che in Mesopotamia, l’interesse relativo alla raccolta dei dati inerenti le variazioni nei movimenti delle stelle e della luna ha subito un parallelo e sincrono periodo di grande fortuna, fino al 700 a.C. circa, e poi, seppur con un minore interesse, fino a circa il secondo secolo d.C. Dopo questo periodo, in Cina, l’interesse verso i fenomeni astronomi non subirà più flessioni.
I primi studi comparativi sulle due culture riguardanti lo studio dei fenomeni celesti si deve a C. Berlotz nel 1919 con il suo lavoro “Ostasiatiche Zeitschrift”. Il fatto che, sia in Mesopotamia che in estremo Oriente , lo studio dei corpi celesti abbia avuto uno sviluppo sostanzialmente contemporaneo, ha stimolato nei vari studiosi del settore l’ipotesi che i Cinesi abbiano ereditato le loro competenze dai Babilonesi. Tale ipotesi, tuttavia, non ha, ad oggi, trovato conferma alcuna. Questa ipotesi di una migrazione delle competenze verso est poggia sulla conoscenza dei contatti che avvennero tra la civiltà occidentale e quella cinese nel territorio di Battria (attualmente a nord dell’Afghanistan).
Un fautore dell’ipotesi della contaminazione occidentale della cultura cinese è H. Chartley il quale, curiosamente, non contempla però l’ipotesi che il contatto fra le due civiltà abbia anche permesso il trasferimento di nozioni da est ad ovest; dello stesso parere è Joseph Needham che attribuisce il concetto di Case lunari (Xiù 宿 in cinese) ai babilonesi.
Di altro avviso, a questo proposito, sono numerosi ricercatori che dello studio dei corpi celesti sostengono una contemporanea ma autonoma presenza nella cultura cinese. Pur rimanendo aperta la questione sulla paternità di tali conoscenze, l’autore propone un’attenta analisi dei caratteri e della lingua che descrivono questi fenomeni, in particolare: l’attività divinatoria sui fenomeni celesti, il linguaggio usato per descrivere l’eclisse, le tecniche di misurazione della posizione degli astri.
(continua)

1) J.M. Steele. A Comparison of Astronomical Terminology and Concepts in China and Mesopotamia. Origins of Early Writing Systems Conference, October 2007, Peking University, Beijing

Vittorio Mascherini