Applicazioni anestesiologiche dell’Agopuntura

Il razionale dell’agopuntura (AA) per tecniche anestesiologiche verte sull’utilizzo di una tecnica sedativo/analgesica priva di effetti collaterali, per ridurre lo stress anestesiologico e gli effetti collaterali legati agli anestetici.

Questo rappresenta il “goal sognato” per qualunque tecnica anestesiologica, soprattutto per i pazienti più compromessi. Purtroppo l’anestesia in AA, che corrisponde all’Elettro-Agopuntura (EA), non è in grado di soddisfare tutti i requisiti richiesti da una vera anestesia, pur con le innovazioni introdotte negli anni ’90, ossia le tecniche di selezione dei soggetti responder attraverso test pre-operatori ed l’utilizzo di ABA (Acupuncture Balanced Anesthesia). Infatti, l’anestesia generale prevede: abolizione della coscienza, analgesia profonda, che ha come obiettivo l’abolizione degli stimoli cardiovascolari e vegetativi dolore-correlati, con ridotto o nullo innesco della reazione da stress, e miorisoluzione. Viceversa l’anestesia con EA garantisce analgesia, intesa come riduzione di dolore, paziente sveglio, mancata curarizzazione, forse ridotta risposta da stress e, pur con gli accorgimenti esposti, è gravata da una pesante percentuale d’insuccesso. Il suo utilizzo, auspicabile nella Cina rurale di metà secolo scorso, poiché consentiva di portare a termine procedure diversamente non effettuabili, è improponibile oggi in Occidente, per le sofisticate tecniche chirurgiche che non possono prescindere dalla curarizzazione, per i ritmi di sala operatoria e per la necessità di assoluta riproducibilità del risultato, requisito imprescindibile per l’attuale criterio di eccellenza. Quindi il cardine del suo impiego si è spostato “dall’attuare un’anestesia in agopuntura” all’utilizzare l’agopuntura in corso di anestesia per gli ausili che essa può apportare. Sono state quindi studiate le possibilità di utilizzo sia durante l’atto chirurgico che nel post-operatorio. Nel primo contingente troviamo l’impiego dell’AA per ridurre il dosaggio degli anestetici e limitare il loro impatto sull’organismo, arginando la reazione da stress e gli effetti cardiovascolari legati agli oppiacei ed ai narcotici stessi. In letteratura però i risultati sono discordanti. Un ambito nel quale l’AA può venire usata come unico presidio in sostituzione dei farmaci, utilizzabili comunque in caso di necessità, è quello delle sedazioni. Per la chirurgia ambulatoriale o in DH, effettuata in anestesia locale o loco-regionale, la possibilità di utilizzare una tecnica sedativa che non preveda l’uso di farmaci è di grande ausilio per una dimissione rapida e sicura. Analogo criterio è auspicabile per le procedure endoscopiche e radiologiche. Per quanto riguarda le applicazioni per il post-operatorio è ampiamente dimostrato il suo impiego per il controllo della nausea/vomito (PONV), sia con la tecnica d’infissione, che con l’acupressione. Altri studi ne valutano positivamente l’impiego per la prevenzione del laringospasmo post-estubazione nel bambino. Negli ultimi anni un crescente interesse dimostrato da numero crescente di studi si è rivolto al dolore post-operatorio. La puntura preventiva, l’EA, l’impiego di auricoloterapia, l’acupressione con vari presidi, sono le tecniche più valutate, con risultati che richiedono ancora importanti approfondimenti, ma rivelano una notevole possibilità di applicazione per ridurre la dose di oppiacei e diminuire così gli effetti collaterali ad essi connessi. Come in ogni altro ambito dell’AA, questo momento storico richiede agli agopuntori, e in questo senso agli anestesisti agopuntori, un notevole sforzo nella stesura di lavori numerosi e di elevato livello qualitativo, per chiarire con precisione gli ambiti di applicazione di questa antica tecnica in associazione alle più moderne tecnologie, processo già avviato e dimostrato dalla comparsa di studi di rilievo sull’AA sulle più prestigiose riviste specialistiche.

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Patrizia Betti