Applicazione della teoria polivagale all’Agopuntura Auricolare.

Introduzione
Lo statunitense Terry Oleson è unanimemente considerato uno dei padri nobili dell’agopuntura auricolare. Nel 1980 ha pubblicato, sulla prestigiosa rivista “Pain”, un lavoro che ha validato il principio fondante di questa disciplina: l’esistenza sul padiglione auricolare di una rappresentazione somatotopica del dolore muscolo-scheletrico.
In questo recente lavoro, ha preso in esame i possibili rapporti tra la ormai classica Teoria Polivagale di S. Porges e l’Agopuntura Auricolare.
Da una prima lettura emerge chiaramente come l’articolo sia strutturato in due parti nettamente distinte, con il comune denominatore dei termini vago o vagale. In una prima parte si esamina il ruolo della stimolazione vagale auricolare, nell’altra vengono sommariamente esposti alcuni concetti della Teoria Polivagale.
Partendo dalla classica dicotomica distinzione tra il modello della scuola cinese e quello francese, il primo fondato su un ipotetico rapporto tra orecchio esterno e meridiani della MTC, il secondo su meccanismi neurofisiologici, l’autore sottolinea come, sino a poco tempo fa, la maggior parte degli addetti ai lavori abbia prestato una scarsissima attenzione al tema dell’innervazione auricolare vagale. Nondimeno, nel protocollo NADA-ACUDETOX, già utilizzato nella terapia delle dipendenze sin dalla metà degli anni 70, sono presenti alcuni punti, “Liver, Kidney, Lung,” localizzati nella conca, innervata dalle fibre di ABVN (Branca Auricolare del Nervo vago).
Negli ultimi anni, contemporaneamente ai grandi progressi raggiunti nel campo della modulazione non farmacologica dell’attività cerebrale, è andato crescendo l’interesse per la stimolazione vagale. In occasione del IX Congresso Internazionale di Auricoloterapia, tenutosi nel 2017 in Singapore, l’italiana F. Deriu ha brillantemente delineato il ruolo dei diversi centri neuroanatomici e dei meccanismi d’azione attivati della stimolazione auricolare vago-trigeminale.
Sempre nello stesso evento, relatori cinesi hanno presentato diverse relazioni sulla stimolazione auricolo-vagale. Tra queste, particolarmente interessante è risultata la revisione sistematica della letteratura scientifica sulla elettrostimolazione transcutanea delle zone auricolari vagali. Le conclusioni, supportate da numerosi lavori, confermano l’efficacia e le interessanti prospettive di questa pratica terapeutica. A conferma di questa affermazione vi sono anche i risultati dello studio su un gruppo di ratti con ridotta tolleranza al glucosio (IGT Impaired Glucose Tolerance). La stimolazione elettrica transcutanea praticata nelle aree auricolari vagali “Ydan” (Pancreas) e “Pi” (Spleen) si è dimostrata capace di regolarizzare il metabolismo del glucosio, aumentando l’attività delle cellule β pancreatiche e l’espressione dei recettori per l’insulina a livello centrale e periferico. Nelle altre relazioni presentate dagli autori cinesi sono state illustrate alcune delle possibili applicazioni della stimolazione vagale auricolare in diverse forme patologiche. Tra queste, la Malattia di Alzheimer, i cui sintomi neuro-cognitivi sembrano rispondere alla stimolazione auricolare. Tra i meccanismi terapeutici sono stati ipotizzati: l’azione antinfiammatoria sulle cellule della microglia e l’aumento della concentrazione della norepinefrina (NE) corticale. Lo studio della stimolazione vagale auricolare con la fMRI (Risonanza Magnetica Funzionale) ha permesso di “vedere” la contemporanea attivazione/deattivazione di specifiche aree del SNC, fornendo in tal modo ulteriori elementi per meglio comprenderne le possibili applicazioni cliniche. Tra queste, un ambito importante è rappresentato dalla terapia nella depressione. Nel ratto, la stimolazione elettrica auricolare ha incrementato l’attivazione neurale nei Nuclei del Rafe Dorsale, nel Nucleo del Tratto Solitario (NTS) e nel Locus Coeruleus (LC), come dimostrato dal consensuale incremento della proteina c-Fos. In ultimo, Oleson ha esaminato due distinti lavori sull’Auricoloterapia presentati da ricercatori afferenti al gruppo austriaco. È stato studiato il numero di punti elettricamente attivi rilevabili nel padiglione auricolare dei neonati. Nei neonati pretermine affetti da una qualche malattia è stato ritrovato un maggior numero di punti rispetto a quello dei sani. Nei piccoli pazienti con “sindrome da astinenza neonatale” (Newborn Abstinence Syndrome NAS) i punti elettrici risultavano più numerosi rispetto al gruppo di controllo.
Sempre nel congresso di Singapore, lo statunitense Howard Wu ha presentato una relazione dal titolo: “A look at Subcortex through the Prism of Polyvagal Theory”. Questo autore, rifacendosi a quanto affermato dal cinese Huan, ha ipotizzato che nell’area Subcortex – Pizhixia (AT4 Superficie interna dell’Antitrago) si possano distinguere tre diverse sub-aree, legate a meccanismi di controllo neurologico, cardiovascolare e digestivo. Questo modello sembrerebbe ispirato alla Teoria Polivagale di S.Porges. Alla luce di quanto affermato dal dott. Wu, Oleson ha affrontato il tema della Teoria Polivagale, focalizzando l’attenzione su quegli aspetti neuroanatomici e neurofisiologici che possono rappresentare un ponte clinico e teorico tra questa disciplina e le tecniche di stimolazione vagale.

La teoria Polivagale secondo T. Oleson
Nel 1994 lo statunitense S. Porges ha presentato la Teoria Polivagale, una teoria rivoluzionaria sul legame mente-corpo, che si proponeva di spiegare i meccanismi neurofisiologici sottostanti questa interazione. Nei mammiferi il Vago è il decimo nervo cranico, origina dal tronco encefalico e proietta su molti organi. Non è un unico nervo, ma piuttosto una famiglia di vie neurali che si originano in diverse zone del tronco encefalico. L’80% delle fibre vagali sono fibre afferenti e confluiscono nel nucleo del tratto solitario (NTS), le restanti sono efferenti, così da creare un processo dinamico di retroazione tra i centri cerebrali di controllo e gli organi, al fine di regolare l’omeostasi. Le fibre motorie primarie del vago originano da due nuclei separati situati nel midollo allungato: il nucleo motore dorsale del vago (DMNX) e il nucleo ambiguo (NA). I due nuclei vagali funzionano indipendentemente l’uno dall’altro e hanno anche connessioni centrali diverse. Le fibre vagali efferenti che partono dal nucleo ambiguo sono mielinizzate, quindi “veloci”, costituiscono il cosiddetto vago mielinico, chiamato anche vago sovradiaframmatico.
Le fibre efferenti che originano dal nucleo motore dorsale sono scarsamente o per nulla mielinizzate (amieliniche) e quindi a bassa velocità di conduzione, costituiscono il cosiddetto vago amielinico, chiamato anche vegetativo o sottodiaframmatico.
Secondo la Teoria Polivagale esistono dunque due principali branche del sistema parasimpatico appartenenti a periodi diversi della nostra storia filogenetica. Il circuito vagale più nuovo e mielinizzato, ventrovagale, è rappresentato dal “vago mielinico”, le cui fibre efferenti raggiungono gli organi sovradiaframmatici: palato molle, faringe, laringe, esofago, bronchi, cuore. Esso, innervando anche i muscoli del volto, della laringe e dell’orecchio medio, svolge un ruolo fondamentale nella mimica facciale, nella capacità di variare l’intonazione delle vocalizzazioni (prosodia secondo Porges) e di distinguere la voce umana dai rumori di fondo. Favorisce la capacità di esprimere le proprie emozioni e di comunicare i propri stati interni, aspetti che rientrano nei comportamenti sociali e di sopravvivenza tipici dei mammiferi e che sono massimamente presenti nella nostra specie (Social Engagement System). Il circuito vagale filogeneticamente più antico (dorsovagale), chiamato anche vago amielinico o viscerale, innerva in gran parte gli organi contenuti nell’addome: stomaco, intestino tenue, pancreas, fegato, colon (da cui il nome di vago sotto diaframmatico). Parte delle sue fibre raggiungono anche il cuore e i polmoni. Ha dunque un ruolo importante del mantenere lʼomeostasi e il controllo delle funzioni viscerali di base, digestione, respirazione e funzioni cardiocircolatorie.
Secondo la teoria polivagale, questo sistema può intervenire nella reazione allo stress, in una fase successiva o sostitutiva di quella simpatico-adrenergica (Fight -Flight response), mettendo in campo la risposta del collasso (shut down), reazione che abbiamo ereditato dai rettili (immobilizzazione o morte apparente ) ma che può essere potenzialmente letale oggi per l’uomo.

Commento
T. Oleson, maestro indiscusso dell’auricoloterapia, cimentandosi con la Teoria Polivagale, dà per questa volta l’impressione di navigare in acque forse poco conosciute. Si è infatti limitato a delineare sommariamente gli aspetti principali di questa teoria, senza cercare di individuare possibili punti di integrazione con l’agopuntura auricolare.
A tale proposito è interessante ricordare quello che la nostra scuola ha proposto ormai dal 2014. Partendo dalla classica distinzione tra “vago mielinico” e “vago amielinico” e da un riesame critico del concetto di mappa auricolare, si è arrivati all’ipotesi di una rappresentazione auricolare non somatotopica, asimmetrica, di queste distinte funzioni vagali. Le zone auricolari interessate sono la zona Shen Men (vago mielinico e trigemino), conca superiore (vago amielinico – viscerale), conca inferiore (vago mielinico – sistema delle relazioni sociali). La stimolazione non invasiva di queste zone, elettrica transcutanea e/o pressoria, è capace di modulare le funzioni ad esse correlate. L’applicazione clinica di questo modello sembra di essere di aiuto nella terapia delle diverse patologie legate allo stress cronico e alle disfunzioni che interessano il Sistema di Integrazione Neuroviscerale (Central autonomic network – CAN).

Terry Oleson. Application of Polyvagal Theory to Auricular Acupuncture Med Acupunct. 2018 Jun 1; 30(3): 123–125.

Giancarlo Bazzoni