Agopuntura e cancro Parte II

Agopuntura e nausea o vomito

Nel 1997 l’NIH Consensus Conference concludeva che “vi sono risultati promettenti sull’efficacia dell’agopuntura nel trattamento di nausea e vomito postoperatorio e da chemioterapia…” (24). Da allora sono stati condotti altri trial clinici, i cui risultati sono stati sintetizzati in due review Cochrane.
Ezzo JM (2006) conclude la sua revisione affermando che esiste un effetto biologico della stimolazione degli agopunti. L’elettroagopuntura ha dimostrato beneficio per il vomito immediato post chemioterapia, ma sono necessari altri studi che ne valutino la rilevanza clinica in pazienti con sintomi refrattari o in combinazione con gli antiemetici comunemente utilizzati (25).
Lee (2009) conferma che la stimolazione del punto di agopuntura P6 previene nausea e vomito post operatorio, mostrando la stessa efficacia dei farmaci antiemetici (26).
In recenti trial clinici l’agopuntura ha egualmente dimostrato la sua efficacia in oncologia pediatrica (27) e nel vomito ritardato secondario all’utilizzo di cisplatino (28).
L’ American College of Chest Physicians (2007) raccomanda l’utilizzo dell’ agopuntura nei pazienti con cancro polmonare per la nausea o il vomito, ma sconsiglia l’utilizzo per stimolare il punto P6 (polso) di specifici bracciali elettrostimolati, che potrebbero agire da stimolo condizionante il paziente, peggiorando il quadro clinico.
Come indicato da Ling (2009), riguardo a questo utilizzo della agopuntura, rimangono da chiarire: quale sia l’efficacia nella nausea o vomito ritardati post chemioterapia che compaiono dal 2° al 5° giorno, se l’associazione ai moderni antiemetici possa migliorarne l’efficacia e la reale differenza di effetti tra agopuntura, elettroagopuntura ed i metodi non invasivi di stimolazione dei punti (29).

Agopuntura e xerostomia

La xerostomia, o secchezza orale, rappresenta uno dei maggiori problemi nei pazienti sottoposti a radioterapia del cavo orale o della regione del collo.
Studi clinici hanno già dimostrato come l’agopuntura sia in grado di aumentare il flusso salivare in volontari sani (30), nei pazienti affetti da sindrome di Sjogren (31) o da danno post attinico delle ghiandole salivari (32-33).
L’agopuntura vera confrontata con la sham-acupuncture migliora la qualità di vita e la soggettiva sensazione di xerostomia in pazienti irradiati per tumori della testa o del collo (34).
Ulteriori studi hanno dimostrato un miglioramento significativo del flusso salivare valutato sia soggettivamente che oggettivamente, suggerendo di conseguenza l’utilità della Agopuntura per il trattamento di questi pazienti (35-36).
Blom (1996) ha evidenziato come la maggior probabilità di miglioramento si presenti nei pazienti in cui si sia verificato un aumento del flusso salivare già nelle prime 12 sedute. Non vi sarebbe alcuna differenza nei risultati ottenuti in pazienti trattati con agopuntura entro un anno dalla radioterapia rispetto a quelli irradiati in anni precedenti (37).

Agopuntura e disturbi vasomotori

Le “vampate di calore” sono disturbi comuni della menopausa correlati alla diminuzione dei livelli di estrogeni e rispondono favorevolmente alla terapia ormonale sostitutiva. Al di fuori di questo contesto, essi possono anche presentarsi nelle donne affette da tumore al seno sottoposte a chemioterapia o a trattamenti con farmaci ad azione antiestrogenica oppure in pazienti maschi affetti da cancro della prostata sottoposti a castrazione o in trattamento con analoghi del LHRH.
In uno studio 167 donne affette da tumore al seno e 11 maschi con neoplasia prostatica già trattati con altre metodiche sono stati sottoposti ad agopuntura e controllati a distanza di tempo (38); le principali cause delle “vampate” erano l’uso di tamoxifene, la sospensione di ormonoterapia sostitutiva e l’utilizzo di analoghi del LHRH. L’agopuntura utilizzata come trattamento iniziale e di mantenimento si è dimostrata utile per determinare il controllo dei sintomi per tutto il periodo di osservazione di circa sei anni.
Frisk et al (2008) hanno effettuato un trial clinico randomizzato su donne con tumore mammario osservando una sensibile riduzione della frequenza di disturbi vasomotori (“vampate”) con il trattamento con 12 settimane di trattamento con elettro-agopuntura (39). L’efficacia del trattamento è risultata comunque inferiore a quella del gruppo in terapia sostitutiva che ha, però, presentato un maggiore numero di recidive della malattia.
Lee MS (2008) in una revisione sistematica conclude che non esistono evidenze convincenti per definire l’agopuntura come trattamento efficace per questi disturbi, e ritiene che siano necessari ulteriori studi (40).
L’agopuntura vera è stata confrontata con la “sham”(falsa) in due altri studi recenti (41-42).
Deng et al (2007) hanno studiato 72 donne suddivise in 2 gruppi; il trattamento ha prodotto una riduzione delle vampate, tuttavia non sono state riscontrate differenze significative tra l’agopuntura vera e la falsa.
Hervik et al (2008) hanno sottoposto ad agopuntura vera e falsa 59 donne in trattamento con tamoxifene; sono stati ottenuti miglioramenti significativi delle vampate notturne e diurne solo nel gruppo trattato con agopuntura vera.
Walker et al (2010) hanno condotto un trial clinico randomizzato in cui è stato confrontato uno dei trattamenti di elezione per questi disturbi, la Venlafaxina, con l’agopuntura, su 25 donne per gruppo (43). L’agopuntura ha fornito risultati equivalenti a quelli del farmaco. L’agopuntura non ha mostrato alcun evento avverso contro 18 casi nel gruppo trattato con venlafaxina (nausea, bocca secca, vertigine, ansia). L’agopuntura ha determinato un aumento del desiderio sessuale nelle donne ed un aumento soggettivo del senso di benessere, dell’energia e della lucidità mentale.
Le vampate di calore costituiscono un effetto collaterale frequente anche nei pazienti affetti da cancro alla prostata in terapia ormonale; esse producono alterazioni della qualità di vita e del sonno. Analogamente a quanto avviene per le donne si è proposto, anche per i maschi, l’utilizzo della agopuntura per il sollievo da questi sintomi. L’azione ipotizzata dell’ agopuntura in questi disturbi nel maschio, come nella femmina, sarebbe secondaria ad un’ azione di riequilibrio del centro termoregolatore dell’ipotalamo, mediata dalle beta endorfine e dalla serotonina.
I trattamenti farmacologici comunemente impiegati per questo problema, quali: diethylstilbestrolo, megestrolo acetato e cyproterone acetato, possono talora produrre severi effetti collaterali; il gabapentin ha mostrato risultati incerti; la clonidina non si è dimostrata efficace; per l’agopuntura, al pari dei farmaci SSRI con i quali rappresenta uno dei trattamenti più promettenti, non vi sono sufficienti trials clinici randomizzati per fornire un’evidenza conclusiva, per cui sono necessarie ulteriori ricerche (44).
Frisk et al (2008) hanno studiato 31 uomini affetti da cancro alla prostata, reclutati in tre dipartimenti urologici della Svezia (45). In questi pazienti, trattati con elettroagopuntura o agopuntura manuale, si è ottenuta una riduzione significativa delle vampate di calore e dei sintomi correlati. Tali risultati sono stati verificati fino a 9 mesi dopo la fine del trattamento.
Lee et al (2009) hanno esaminato, in una revisione sistematica, i lavori presenti in letteratura relativi ai sintomi vasomotori su pazienti con cancro della prostata; dei 6 lavori reperiti uno ha confrontato l’elettrogopuntura con quella manuale e gli altri 5 erano studi osservazionali che presentavano notevoli limitazioni metodologiche. La conclusione è stata che non vi fosse una evidenza sufficientemente convincente per giudicare dell’efficacia della agopuntura (46).
Harding (2009) ha valutato il ruolo della agopuntura auricolare (AA) in pazienti in terapia con analoghi ormonali per cancro della prostata; 60 pazienti di età compresa tra i 58-83 anni per un’età media di 74 sono stati sottoposti ad una seduta settimanale per 10 settimane; i sintomi si sono ridotti in maniera statisticamente significativa, a livelli comparabili con quelli della terapia farmacologica (47).
Beer et al (2010) hanno condotto uno studio osservazionale su 22 pazienti in trattamento ormonale per cancro della prostata al fine di verificare la riduzione della frequenza e dell’ intensità delle vampate di calore ed il miglioramento della qualità di vita e del sonno(48). I pazienti sono stati trattati con elettroagopuntura due volte la settimana per 4 settimane e poi settimanalmente per 6 settimane. L’endpoint era costituito dalla riduzione, maggiore del 50%, della frequenza delle vampate; dopo 4 settimane tale risultato era stato ottenuto nel 41% dei pazienti ed alla fine del trattamento nel 55%. Il miglioramento dei parametri del sonno e delle qualità della vita era risultato analogo.
In molti studi clinici controllati con placebo la percentuale di risposta placebo è risultata essere del 25%, pertanto, a giudizio dell’autore, l’agopuntura potrebbe rappresentare un potenziale beneficio per questi pazienti ma necessita di essere ulteriormente indagata.

Conclusioni

Analogamente ad altre MNC, vi è un aumento della richiesta di agopuntura da parte dei pazienti affetti da cancro o dei loro familiari. Allo stesso tempo si è avuto un forte aumento delle ricerche su agopuntura ed oncologia negli ultimi 20 anni, come appare dal numero di articoli pubblicati su Pub Med. Weidong (2007) riferisce che dal 1987 al 2007 sono stati pubblicati 8.276 articoli sulla agopuntura di cui 320 relativi all’ambito oncologico. Mentre gli articoli pubblicati riguardanti altre discipline hanno avuto in tale periodo un aumento del 96%, quelli sull’ agopuntura sono aumentati del 157% ed in particolare quelli sull’ agopuntura in oncologia di 3 volte e mezza (7). Anche se il numero totale di questi articoli rimane nel complesso modesto, gli studi finora condotti forniscono dati sufficienti per ipotizzare un utilizzo della agopuntura nei pazienti affetti da cancro, ad integrazione delle terapie correntemente in uso, sia per contrastare i sintomi della malattia, sia per attenuare gli effetti avversi delle terapie anti-tumorali. In tal senso, l’agopuntura, così come i metodi assimilabili di elettroagopuntura e digitopressione, potrebbe svolgere un ruolo quale trattamento “complementare” e non “alternativo” alle terapie tradizionali di medicina occidentale.
Al fine di applicare al meglio queste opzioni terapeutiche, è auspicabile che l’utilizzo dell’agopuntura e di altre tecniche di MNC possa trovare applicazione nell’ambito di un lavoro di equipe, in gruppi costituiti da agopuntori, medici di medicina generale, oncologi o altri specialisti. Il fine comune è quello di studiare, sperimentare, verificare e, se opportuno, proporre ai propri pazienti anche questa metodica secondo cognizioni basate su studi scientifici rigorosi.

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Antonio Losio