La scelta e l’atto terapeutico in MTC (terza parte)

E’ al lettino, rintracciando sul paziente i punti dolenti alla palpazione fra i punti che possiedono significatività nel caso in oggetto e che sono parte di possibili ricette atte a realizzare il riequilibrio, che l’agopuntore attua la definitiva ricetta terapeutica fra le varie possibilità che ha precedentemente individuato mediante il concerto terapeutico, e va ancora ricordato come anche questa palpazione sia ad un tempo momento diagnostico e terapeutico. Vediamo alcuni momenti centrali di questo percorso curativo.

Ideazione
“Per fare un trattamento ci vuole un’idea”, in una lezione di oltre quattro decenni fa un monolitico Ruggero Dujany sintetizzava così le vie delle scelte terapeutiche, negli anni seguenti ho sovente ricordato le sue parole.
E’ proprio così, per curare ci vuole un’idea, si può anche conoscere a memoria tutta la materia medica tradizionale ma se non viene alla mente il collegamento fra il singolo caso in esame e un singolo argomento del compendio tradizionale ad esso attinente si farà difficile individuare un trattamento. Davanti ad un paziente la conoscenza della materia medica si deve cioè condensare in un singolo argomento, in un preciso aspetto tradizionale, in un’idea che si adatta e addentella puntuale al caso in esame, lo rappresenta e interpreta e risolve. Ma cosa è un’idea? Come vengono le idee? Sono frutto di una serrata elaborazione mentale? Oppure le idee svolazzano casuali nei cieli del wuji come le farfalle sui campi di trifoglio per posarsi a volte qua e là nel taiji sulle menti che meglio di altre le sanno attrarre e fare proprie come variopinti e profumati fiori della fresia? Credo che nel processo ideativo ampio sia lo spazio dell’ascolto e dell’accoglienza di conoscenze e sapienze che esistono indipendentemente dalla mente e che sta ad essa abbracciare e accogliere e nutrire e fare germogliare e fruttiferare in sé.
Credo che ogni individuo, ogni processo mentale, abbia una sua personale misura e modalità elaborativa e creativa dei pensieri e delle idee.
Per quanto mi riguarda, quanto alle modalità del pensiero in generale, l’ascolto e l’accoglienza di principi ideali che già esistono e che sta a me cogliere e apprendere ha ampio spazio all’avvio di un nuovo processo ideativo, mentre in seguito, individuato il nuovo nucleo di ideazione, l’elaborazione mentale si fa in me lavoro organico individuale, maggiormente cerebrale o viscerale secondo i casi. Quanto al pensiero in generale dunque, per lo più in me si attua una prima fase di ascolto e riconoscimento e accoglienza di principi ideali e una seconda fase di elaborazione personale. Quanto all’ideazione di un trattamento terapeutico il percorso elaborativo può però essere differente e per certi versi opposto, anche se si fonda comunque sulla convergenza di due momenti, il momento dell’elaborazione e il momento dell’ascolto. Condizione preliminare è certo conoscere il compendio medico cinese e averlo bene assimilato, ovvio che altrimenti nessuna ideazione in termini tradizionali cinesi sarebbe possibile.
Altra condizione preliminare è non farsi ingabbiare dalla propria cultura medica tradizionale, la cultura è infatti il fondamento e il sostegno dell’atto medico. La cultura è libertà e non può essere limite, quando ciò avvenga significa che la materia medica non è stata ancora elaborata appieno, non è stata ancora nostrificata. Conviene approfondire il tema.

Circa i primi momenti del concerto terapeutico, ovvero l’incontro e il colloquio, il terapeuta si mantiene dunque in una mente stabile e attenta, ben vigile, sovente è da particolari che sulle prime possono parere poco significativi che si individua invece il nocciolo del disagio. L’atteggiamento mentale del terapeuta è quindi improntato all’ indagine logica e ordinata, di essa il terapeuta conduce i tempi e i ritmi certo rispettando le modalità e l’indole del paziente, e all’interno quindi di un’ampia elasticità, ma ben attento a riprendere in mano e gestire più direttamente il rapporto medico paziente qualora il paziente si provi, con varie vie, a prenderne in mano le fila. Questo è infatti una legge generale della terapia, è il medico che gestisce gli ambiti della terapia. Qualora il medico avverta di essere gestito dal paziente e di subirne la tensione e la direzione in modo tale che queste riverberino sotto qualsiasi avviso nella terapia si può dare per certo che il percorso terapeutico sarà complesso e difficile e che fin d’ora può convenire una puntuale supervisione.
A ben vedere la mente del terapeuta durante il rapporto terapeutico procede dunque parallelamente su di un doppio binario. Il pensiero logico è quanto mai attivato, è infatti attraverso una precisa indagine razionale che la grata diagnostica, i quattro metodi e le otto regole, conducono ad una precisa diagnosi energetica. Parallelamente però è attiva in lui la mente sovralogica, l’ascolto e il contatto, e non si tratta di due parole, è viva attività meditativa che permette di fare convergere e coincidere nel concerto terapeutico le tre entità che lo compongono, il medico e il paziente e lo scenario ambientale, aprendo in lui lo spazio della creatività. E’ così che l’elaborato razionale si arricchisce di contenuti sovrarazionali, coniugando elaborazioni logiche con ideazioni sovra logiche, conoscenze razionali con certezze viscerali, implementando le ferrate conclusioni diagnostiche razionali con intuizioni e impressioni esperienziali. Alla scrivania si è dunque precisata la diagnosi energetica del malanno in oggetto e dedotto i principi terapeutici e le strategie e le metodiche e le ricettazioni inerenti. Poi, al lettino, si sono palpati i punti di agopuntura che compongono la rosa delle possibili ricette. Alla visita alcuni punti si sono mettono in evidenza, taluni per la tinta della pelle e per la loro netta conformazione, particolarità che l’agopuntore formato è in grado di riconoscere, altri per la dolenzia alla palpazione. L’organismo malato indica così a chi sa distinguere i punti maggiormente indicati all’odierno trattamento. Taluni punti chiamano l’ago e ci si può fidare. Conviene quindi scegliere questi punti e costruire intorno ad essi le ricette adeguate, ma ancora questo non è sufficiente ad individuare il trattamento oggi opportuno. Anche considerando i punti in evidenza numerose rimangono infatti ancora le ricette possibili, è allora qui, di fianco al lettino, che l’ascolto viene ancora in aiuto.
Ad esempio, all’ambulatorio della Scuola ALMA che dirigo, sotto la guida del tutor il gruppo di colleghi allievi attua il colloquio e discute la diagnosi di un caso clinico, individua i principi e le strategie di terapia, e prescrive la ricetta di punti di agopuntura scegliendola mediante una discussione delle ricette adeguate, ma poi rimanda la scelta finale all’agopuntore che si fa carico di attuare il trattamento e costui, mentre sta per pungere, è autorizzato a cambiare ancora la ricetta dei punti prescelti, qualora stando in ascolto avverta i punti decisi in precedenza come inadeguati e per contro ne avverta altri prendere spazio in sé, evidenziarsi e aprirsi a lui, chiamarlo, chiedere il trattamento. Conviene infatti che l’agopuntore attui il trattamento che considera più adeguato e che in tutto sottoscrive, e conviene che non vada contro ciò che sente, meglio che si astenga dall’attuare un trattamento che non sente suo, che sente distante e inadatto, e persegua ed attuti ciò che avverte quale scelta migliore. Il primo e ultimo referente dell’atto di agopuntura è il medico che mette gli aghi, sta a lui la scelta finale del trattamento, ripeto, non ha senso che vada contro quanto sente nell’eseguire ricette dettate e imposte, egli deve in tutto sentirsi l’autore della ricetta di punti che va a trattare o almeno aderire appieno alla ricetta di punti prescelta. Conviene ora qualche nota circa le caratteristiche di una ricetta di agopuntura, da intendersi quale insieme coerente di punti organizzato e prescelto come il più adatto a realizzare i principi terapeutici individuati nel singolo caso clinico.

Stimolo
Carattere rilevante della ricetta agopuntoria è il suo stimolo energetico, intendendo con questo termine la penetratività e la pressione energetiche mediante la quale la ricetta persegue i principi terapeutici da cui discende.
Una stessa finalità energetica può essere infatti realizzata mediante diverse ricette con diverse penetratività e pressioni energetiche. Conviene quindi che la ricetta prescelta sia corretta non solo quanto alla qualità della sua finalità energetica ma anche quanto alla quantità con cui essa realizza i principi terapeutici da cui deriva. Si tratta dunque approntare ricette che chiedano ad un organismo solo quanto quell’organismo può dare, di adeguare cioè la quantità dello stimolo e della richiesta energetica oltre che la sua qualità.
Lo stimolo energetico rappresenta quindi la penetratività e la pressione energetica mediante la quale la ricetta persegue la terapia nell’organismo in cui viene applicata. Si tratta di caratteristica non presente nell’usuale trattatistica MTC anche perché difficile da oggettivare. Eppure è variabile di congrua importanza specie di fronte a pazienti defecati, che richiedono speciale attenzione a questi riguardi, e chiedono ricette agopuntorie dotati di stimoli adeguati alla loro carenza vitale, male sopportano infatti ricette con stimoli energetici inadeguati al loro stato di debolezza e per loro quindi eccessivamente implicanti. Perché va notato come, qualora lo stimolo sia eccessivo per la potenzialità energetica di un organismo, questo non possa riuscire a realizzarlo e ne risulti invece varie volte alterato. La stimolazione eccessiva lo confonde infatti ponendolo nell’impossibilità di distinguere nel trattamento il suggerimento e la direzione curativa, e attivando in lui una sorta di incoerente successione energetica, agitazione e scoordinata risonanza globale, da cui almeno momentaneamente può sorgere e aggravarsi varia sintomatologia. Per venire ad un semplice esempio, aiutare una persona claudicante a salire lungo un irto pendio significa sostenerlo con cura alle spalle e sospingerlo avanti in modo adeguato per alleggerirgli la fatica ed aiutarlo, se invece la guida alpina lo spinge in modo eccessivo egli ne ha un danno, perde l’equilibrio e cade a terra in avanti. Questo è la malattia, un percorso in salita, questo è il malato, una persona momentaneamente claudicante, questo è il terapeuta, una guida alpina, questo è lo stimolo energetico, la quantità della spinta. Conviene che specie gli agopuntori alle prime esperienze prestino attenzione a questo aspetto della ricettazione, la loro volontà di ottenere risultati terapeutici unita ad una certa loro insicurezza dovuta all’inesperienza li può infatti condurre a ricettazioni eccessive quanto alla stimolazione energetica, e che quindi le più volte non rappresentano la scelta migliore.
Ad esempio il primo trattamento di agopuntura di un nuovo paziente può essere dedicato sì al suo riequilibrio ma anche a valutare la qualità della sua reazione allo stimolo agopuntorio, dato che vi è una individuale variabilità di risposta.

Carlo Moiraghi

(fine prima parte)

La scelta e l’atto terapeutico in MTC.

(seconda parte)

Sintesi
Risparmiare gli aghi, ovvero utilizzare ricette composte del minore numero di aghi possibile, è buona norma tradizionale. La puntura è comunque evento stressante, e specie nei casi di conclamata carenza energetica conviene venga limitata. Il rischio è infatti che un organismo defedato non sia in grado di sopportare lo stress del trattamento agopuntorio e reagisca squilibrandosi ulteriormente, dando forma a in momentanei disagi. Se questa è dunque la considerazione generale, vale poi una nota circa questa nostra epoca attuale in cui risulta ancora maggiormente premiata la ricetta semplice e sintetica, tale che l’antico leggendario trattamento mediante un unico ago si è fatto oggi di ampia praticabilità. Evidentemente si tratta di scelta terapeutica riservata ad agopuntori esperti, il semplice provarsi a praticarla può evidenziare infatti le notevoli difficoltà ad essa inerenti. Di là dalla ricetta limite dell’unico ago, resta l’indubbio vantaggio della ricetta semplice e sintetica, che va diritta al centro del bersaglio terapeutico. In ogni caso comunque conviene che la ricetta agopuntoria sia stringata e asciutta e rappresenti e svolga il centro dei principi terapeutici prescelti, piuttosto che addentrarsi e perdersi nelle mille periferie sintomatologiche. Per venire ad un semplice esempio, un sasso lanciato nel centro di uno specchio d’acqua ferma crea una precisa dinamica di onde sincrone e concentriche che si diffondono centrifughe fino alle sponde. Una sassaiola tirata qua e là in quello stesso stagno crea invece solo un grande subbuglio nell’acqua senza alcun ordine e direzione. Questo è la malattia, acqua stagnante, questo è la terapia, colpirla nel centro in modo da promuoverne l’evoluzione e in modo che questa trasformazione dal centro si propaghi all’intero organismo. A svolgere l’argomento riprendiamo un tema già svolto per chiarire come la semplicità della ricetta agopuntoria non significhi povertà diagnostica dell’agopuntore, e intenda anzi l’opposto. Il capace e completo scenario diagnostico dell’agopuntore, la sua precisa interpretazione energetica del caso in esame e la sua individuazione del più efficiente percorso terapeutico, sono infatti il fondamento del successo terapeutico. La visione curativa, puntuale e attenta, veicolata nel centro della patologia attraverso l’ago realizza infatti il suo scopo. Per venire ad altro semplice esempio, dare un’indicazione stradale ad una persona disattenta e sorda affinché raggiunga la sua meta significa indicargli la direzione generale da seguire, sarà poi lui a scegliere i precisi percorsi preciso nel dedalo delle singole vie secondo i tanti sensi unici dello stradario, se invece gli si specifica la complessa successione delle vie da seguire, le sue difficoltà nel prestare attenzione e nell’ ascolto lo porteranno a non comprendere e a non ricordare bene la lunga lista dei passaggi consigliati e quindi poi a non riuscire a giungere dove voleva. Questo è il malato, un organismo con difficoltà di attenzione e di ascolto, questo è la malattia, una direzione da trovare e un percorso da seguire, questo è il terapeuta, un aiuto, questo è il riequilibrio energetico, l’indicazione di una direzione. Non si abbiano mai incertezze riguardo ad un’eccessiva sintesi della ricetta prescelta e si ricordi come possibilità reale e ampiamente praticabile anche ricette composte di un unico punto o di un unico ago, ma a patto che la visione dell’agopuntore sia tale da abbracciare appieno lo scenario patogenetico e terapeutico del caso in oggetto e da saperlo sintetizzare attraverso quell’unico ago. Non conosco nessun agopuntore che si sia dispiaciuto per avere trattato un paziente con un solo ago. Si tratta anzitutto di non pretendere di risolvere il caso in un unico trattamento, bensì di trattare quello che oggi è il centro della patologia, rimandando al prossimo trattamento una nuova completa lettura dello stato energetico. In realtà non è neppure così, a ben vedere si tratta infatti di realizzare la ricetta più prossima al centro della malattia, fra quelle che oggi l’organismo è in grado di riceve e perseguire.
Come visto infatti una variabile importante della ricetta più indicata la detta l’organismo e la sua capacità di recepire diversi gradi di stimolo, capacità che la ricetta prescelta non conviene ecceda. Quanto alla semplicità della prescrizione, convengono alcune valutazioni circa l’attuale evoluzione della sensibilità organica. Si tratta di due ordini di considerazioni, dai significati reciproci e complementari.
- Da un lato l’attuale globalizzazione non va intesa unicamente
riguardo la società economica e culturale umana ma va ampliata anche ai corpi energetici del pianeta e degli organismi viventi.
Sotto questo avviso, dato il dinamismo che contraddistingue questa nostra epoca, risulta oggi sufficiente una stimolazione agopuntoria semplice, sintetica e centrale, affinché l’organismo accolga la richiesta e si riassetti e riequilibri.
- D’altro lato questo stesso attuale stato di costante connessione
transpersonale, tipico dell’epoca attuale, si può però tradurre in una sorta di rumore di fondo che probabilmente in passato non esisteva, impalpabile fattore di disturbo che frammenta la precisa individuazione corporea dei sofisticati significati energetici di trattamenti articolati e complessi.
Una sorta di difficoltà organica seguente all’eccesso di interazioni e connessioni sottili in cui l’organismo vive stabilmente immerso fa sì che oggi più ancora che ieri convenga semplificare lo stimolo e la richiesta energetica mediante la scelta della ricetta minima di valore massimo.
- L’età presente è dunque contrassegnata da due ordini di variabili.
Mentre è in atto una complessiva facilitazione della risposta allo stimolo agopuntorio e al seguente riequilibrio energetico, al tempo stesso si può però anche verificare un ostacolo alla realizzazione delle richieste energetiche complesse di una ricetta troppo articolata. Ovviamente individui diversi possono risentire maggiormente dell’una o dell’altra di queste variabili secondo le loro personali indoli e nature, e dare così corpo ad una facilitazione piuttosto che a una resistenza alla risposta al trattamento.

Puntura

A reggere l’ago senza incertezze è la stabilità dell’intento.
Neijingsuwen 64°

L’ intero concerto terapeutico, composto dell’incontro, del colloquio e del contatto si attua in un crescendo che trova il suo culmine e la sua logica realizzazione nella puntura, che è il sigillo dell’intero atto medico.
Centrale è comprendere come al momento della puntura il tempo delle indagini e delle valutazioni, la ricerca dei segni e dei sintomi e dei loro significati energetici, il cammino a ritroso dalla fronda alla radice, dal biao al ben, la diagnosi, la scelta di principi terapeutici e delle prescrizioni agopuntorie più atte a realizzarli, siano ora alle spalle, il mondo intero è ora alle spalle.
Questo non è più il tempo delle scelte, questo è il tempo della stabile ed umile certezza, è unicamente il tempo della verità. Alla Scuola ALMA che dirigo spesso sottolineo quanto sia importante che l’agopuntore attui questa trasformazione in sé. Deposti i panni di colui che ricerca, egli ora dà mente e corpo all’atto medico, lo rappresenta e interpreta semplicemente lasciando che l’atto agopuntorio si attui attraverso di lui. Ora esiste solo l’agopuntore e il paziente, e l’ago fra loro, e l’universo intorno a loro, già naturalmente coincidono, questo è il tempo di realizzare degnamente questa loro coincidenza. L’agopuntore ora è un tramite trasparente, un canale vuoto di un processo che lo attraversa e attraverso lui penetra l’ago e attraverso l’ago penetra la carne e la vitalità del paziente. E’ il processo che cura, noi non siamo che tramiti vuoti, canali. Vi è un universo da condensare e convogliare e convergere, fonti salutari, entità benefiche, sorgenti sapienziali, alleati e guide, e vi è uno strumento, un uomo con un ago in mano, è lui lo strumento, lui e il suo ago, insieme, un corpo unico. Concentrata nella sua mano vi è la sua vita, che ora è un intento, composto a un tempo di cedevolezza e certezza e sincerità, e vi è un modo, composto di discrezione e compassione e di inflessibile determinazione, e vi è un compito, curare il malato, e vi è un uomo sdraiato immobile che attende. In buona sostanza per quanto mi concerne la pratica di un trattamento di agopuntura è atto celebrativo di vita, rituale di comunione.

Infilare perle
Ogni punto di agopuntura ha insolubile struttura trina, formata da un insieme di tre luoghi fra loro in relazione in cui il punto di agopuntura realizza la triade centrale della tradizione cinese: cielo, uomo, terra. Di questi tre luoghi di cui ogni punto di agopuntura è formato, un punto è situato nello scenario ambientale, un punto è situato nello scenario mentale dell’agopuntore, un punto è dunque situato nello scenario corporeo del paziente.
- L’ambiente rappresenta qui il cielo, il padre del punto di agopuntura e del
suo trattamento. Il punto di agopuntura situato nell’ambiente si attiva mediante il lavoro interiore dell’agopuntore, il raggiungimento cioè di quello stato straordinario di coscienza che la MTC insegna mediante la pratica del qigong o di altre vie esperienziali equipollenti. Quanto più l’agopuntore conosce e pratica discipline interne tanto più può evocare presenze benevole e sorgenti sottili curative e farle convergere nel punto che sta trattando, e tanto maggiori sono i risultati terapeutici.
- L’agopuntore rappresenta qui la terra, la madre del punto di agopuntura
e del suo trattamento. Il punto di agopuntura situato nella mente dell’agopuntore si attiva mediante la sua conoscenza teorica, la sua esperienza pratica, e la ferma intenzione di attivarlo. Quanto più l’agopuntore conosce quel singolo punto tanto più si può affidare ad esso come ad un’entità amica, come ad un alleato fidato, e tanto maggiori sono i risultati del trattamento.
- Il paziente rappresenta qui l’uomo, il figlio del punto di agopuntura e
del suo trattamento. Il punto situato nella carne del paziente, si attiva mediante il suo preciso riscontro corporeo e la sua puntura fisica. Quanto più l’agopuntore conosce l’anatomia topografica di quel punto e quanto più è in grado di individuarlo mediante la propria capacità e la propria sensibilità, tanto maggiori sono i risultati del trattamento.
- Pungere un qualsiasi punto significa quindi in ogni caso collegare e riunire questi tre luoghi e così attivarli, l’agopuntore li infila con l’ago le perle per farne una collana e li fa così coincidere. Resto su questa immagine perché questo è il significato letterale del termine sanscrito Sutra, discorso sacro in quanto preziosa collana di perle pure. Sotto questo avviso realizzare una ricetta di agopuntura si rivela così non del tutto dissimile dal recitare un sutra, se preferiamo, una preghiera.
- L’effetto della puntura di un singolo punto di agopuntura si rivela
così la somma dell’attivazione di questi tre complementari luoghi energetici. All’interno di questi tre ambiti, secondo la propria singola natura e la propria formazione e la propria esperienza, ogni agopuntore realizza il proprio personale modo terapeutico. Lo stesso vale per una qualsiasi ricetta di punti.

Celebrazione e ringraziamento
Eseguito l’atto terapeutico conviene infine che l’agopuntore ne celebri il compimento anche solo in un gesto o in un semplice moto del cuore in un moto interiore che renda grazie al Cielo e alla Terra del sostegno accordatogli.

Il medico rimanga in luogo tranquillo e ritirato e osservi i presagi dell'andare e del venire degli spiriti, chiuse porte e finestre anime celesti e anime terrestri non vengono dissipati. La condensazione del pensiero unifica il potere spirituale in modo che essenze e soffi si distribuiscano armoniosamente. Quando nessun rumore esterno di natura umana disturba l'ascolto, le essenze si condensano e gli spiriti si ritrovano uniti. L'intenzione passa allora attraverso l'ago il suo messaggio imperativo.
Neijing Lingshu capitolo 9°

Carlo Moiraghi

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