Agopuntura a Calcutta

Lo scorso ferragosto, anno 2013, ero in India, a Calcutta.
Quale direttore della Scuola di agopuntura ALMA, vi ho definito un progetto ed un accordo con le Suore di Madre Teresa, le Missionarie della Carità, per introdurre l'agopuntura nelle Case della Carità mediante il volontariato di medici agopuntori.
Ho poi verificato sul campo la non facile ma reale fattività di questa innovativa collaborazione praticando l'agopuntura nella Casa di Kalighat, Nirmal Hriday, che in indi significa “puro cuore”, prima casa aperta da Madre Teresa nel 1952 in Calcutta.
Il Tempio induista di Kalì del quartiere di Kalighat era da sempre meta dei malati, dei miseri e dei bisognosi della città, che vi venivano a morire.
La suora albanese, al secolo Anjëzë Gonxhe Bojaxhiu, volle quindi qui la sua prima Casa e vi prese a raccogliere, amare, pulire, nutrire, curare, aiutare a morire con dignità, in un letto, le schiere di moribondi abbandonati in strada.
La sua luminosa avventura al servizio delle sofferenze degli ultimi iniziò fra queste pareti e dilagò nel mondo.
Nel 1989 la Madre riferì di avere ricoverato in questa Casa circa 54 mila persone e che di queste almeno 23 mila vi erano morte.
Oggi per fortuna Calcutta è cresciuta: il dolore e la fame e la morte non la fanno più da padroni assoluti. Oggi a Calcutta si respira la vita.
Kalighat Nirmal Hriday è un'ordinata struttura che ospita oltre un centinaio di degenti per lo più terminali, donne e uomini.
Non può che risultare complesso e parziale specificare qui la breve e profonda esperienza fatta, composta di difficoltà e incertezze di ogni genere e grado, professionali e umane, e di chiare brezze di serenità e di soddisfazione piena.
Resta che il progetto, riservato ad agopuntori esperti, è attivo per il futuro.
È un avvio, un sentiero appena abbozzato in una direzione ancora da decifrare e identificare appieno, la reale possibilità di un cammino tutto da delineare e tracciare percorrendolo con misura e buon senso e buona volontà e umiltà.
Non mi sento però di mimare certezze che riconosco di non avere.
Mi accorgo di non avere ancora metabolizzato del tutto i giorni di Kalighat e di non avere quindi oggi un'univoca chiarezza circa le mie personali future scelte in proposito.
In ogni caso i Colleghi agopuntori esperti che, dopo averne opportunamente valutato ogni risvolto, siano interessati ad un periodo di volontariato di agopuntura in questo contesto indiano possono segnalarsi per gli opportuni approfondimenti presso Paola Poli, che ha condiviso con me la pratica dell'agopuntura a Kalighat ed è la referente di questo progetto.
In seguito, maturata la stabile determinazione a fornire il proprio lavoro, in capo a colloqui introduttivi e specifici, potranno venire avviate le procedure presso le Missionarie della Carità indiane ai pratici fini organizzativi.
È previsto il rilascio da parte delle Missionarie della Carità dell'attestazione dei singoli periodi di pratica di agopuntura svolti dai volontari.
Consiglio permanenze brevi, una o due settimane, e presenze non isolate, meglio tandem di agopuntori già affiatati.

Calcutta, in indi Kolkata, è una grande metropoli, conta cinque milioni di abitanti, ma vi è un indirizzo di cui chiunque, orientale, arabo, occidentale che sia, ti dà indicazioni.
Tu chiedi di Mother House, la sede delle Missionarie della Carità ed in breve, non sai come, ci sei. Mura semplici, austere, grigie, l'esatto colore del cielo sopra di te, appena una punta di azzurro.
Entrando il sorriso di una suora ti accoglie.
Al piano terreno, sulla destra, vi è la stanza più bella, più serena, più luminosa del mondo, una sala spoglia, un rettangolo chiaro di cemento lucido in evidenza. La tomba di Madre Teresa reca una scritta: Ama un altro uomo come io ho amato te. Giovanni 15.12.
Mattina, pomeriggio, ti ci ritrovi ogni giorno. Senza pensarci dici a te stesso o all'amico: andiamo a trovare la Madre, passiamo un attimo da Madre Teresa. Si è subito d'accordo e in un istante si è lì, davanti a lei, insieme a lei.
Su quelle panche di legno è semplice aprirsi, pensare, chiedere, dire, restare in silenzio, è naturale respirare con lei, di lei.
Di continuo qualcuno entra, a piedi nudi, e ognuno lei prende per mano, abbraccia, ascolta, tranquillizza, rincuora, sprona. Ad ognuno lei dona fiducia e pace, chiarisce, spiega, suggerisce.
Ama un altro uomo come io ho amato te, sussurra, ed ognuno ne sente la voce, il calore, l'appoggio, l'amore. Aleggia dovunque.
Calcutta non sarebbe Calcutta senza il n. 54 A, A. J. C. di Bose Road, nè il mondo il mondo.

Carlo Moiraghi

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