“La posizione della Federazione Italiana delle Società di Agopuntura in audizione al Consiglio Superiore di Sanità”
Dry needling, l’agopuntura con un altro nome: FISA ribadisce al Consiglio Superiore di Sanità la natura medica dell’atto per la sicurezza dei pazienti
In occasione dell’audizione del 26 giugno 2026 presso il Consiglio Superiore di Sanità, davanti alle Sezioni congiunte II e V, la Federazione Italiana delle Società di Agopuntura (FISA) in merito alla richiesta di revisione del parere del Consiglio Superiore di Sanità sulla competenza del fisioterapista all’esecuzione della pratica del dry needling ha ribadito la propria posizione sulla pratica del dry needling, chiedendo la conferma dell’orientamento espresso dal CSS nel parere del 13 giugno 2017.
All’audizione, che si è svolta alla presenza del Presidente del Consiglio Superiore di Sanità, prof. Alberto Siracusano, e dei Presidenti di Commissione, prof.ssa De Marinis e prof. Remuzzi, è intervenuto per FISA il Presidente dott. Carlo Maria Giovanardi.
Il dott. Giovanardi nel corso del suo intervento ha richiamato l’attenzione del Consiglio su un punto centrale: il dry needling non può essere considerato una semplice tecnica riabilitativa o una procedura meramente esecutiva, ma deve essere valutato nella sua reale natura clinica, tecnica e medico-legale.
- Dry needling e agopuntura: una distinzione non sostanziale
La FISA ha ribadito, in accordo ad altre società medico-scientifiche internazionali che la distinzione tra dry needling e agopuntura è prevalentemente semantica e non sostanziale. Entrambe le pratiche utilizzano aghi monouso, attraversano la cute, raggiungono tessuti sottocutanei e muscolari e perseguono finalità terapeutiche. I cosiddetti trigger points miofasciali, descritti nel linguaggio biomedico occidentale, trovano un chiaro corrispettivo nei punti dolorosi “Ashi” della tradizione agopunturistica.
Da questo deriva una conseguenza regolatoria rilevante: se l’agopuntura in Italia è considerata atto medico e se il dry needling ne condivide strumenti, modalità tecniche e meccanismi biologici, il dry needling non può essere sottratto alla medesima logica semplicemente attraverso una diversa denominazione.
- Il ruolo centrale della diagnosi differenziale
Un secondo punto decisivo riguarda la diagnosi differenziale. Il dolore miofasciale può apparire, sul piano clinico, come una condizione muscolo-scheletrica circoscritta. Tuttavia, un dolore apparentemente miofasciale può rappresentare la manifestazione iniziale o atipica di patologie cardiovascolari, neurologiche, oncologiche, infettive o viscerali. Prima di trattare un paziente con ago, è necessario stabilire che quel quadro clinico rientri realmente nelle indicazioni del trattamento e non richieda invece approfondimenti diagnostici, cure urgenti o invio specialistico. Tale attività, ha sottolineato il dott. Giovanardi, non è una semplice valutazione funzionale: è diagnosi medica. Ed è proprio la diagnosi medica a legittimare l’esecuzione di un atto invasivo: separarli significherebbe introdurre un elemento di rischio per la sicurezza del paziente.
- Una procedura invasiva con possibili complicanze
La letteratura documenta eventi avversi lievi conseguenti all’infissione dell’ago, come dolore, sanguinamento, ematomi, parestesie o peggioramento transitorio dei sintomi, ma anche complicanze gravi, seppur rare, tra cui pneumotorace, infezioni profonde, ematomi epidurali, lesioni neurologiche, reazioni vaso-vagali severe. Come spiegato dal Dott. Giovanardi, il punto non è soltanto la frequenza di tali eventi, ma la capacità di riconoscerli tempestivamente e gestirli correttamente. Diagnosticare uno pneumotorace, distinguere una crisi vagale da un evento ancor più grave o decidere l’invio urgente in ambiente ospedaliero richiede una formazione clinica medica, non la sola abilità tecnica nell’inserimento dell’ago. Vale la pena sottolineare inoltre, che il fisioterapista dispone già di numerose metodiche proprie, non invasive e coerenti con il profilo professionale, per il trattamento del dolore miofasciale.
- Profilo professionale, responsabilità e uno sguardo internazionale
La FISA riconosce pienamente l’evoluzione delle professioni sanitarie e la maggiore autonomia acquisita dai fisioterapisti. Le riforme intervenute negli ultimi anni hanno rafforzato il ruolo professionale e ordinistico della fisioterapia, ma non hanno modificato il D.M. 741/1994 attribuendo ai fisioterapisti la competenza necessaria ad eseguire procedure invasive mediante aghi con finalità terapeutica. Il parere CSS espresso nel 2017 resta pienamente coerente con il quadro normativo italiano.
Né il quadro europeo né quello internazionale possono essere usati a supporto di una modifica del parere del 2017. Come sottolineato dal dott. Giovanardi, i quadri europeo e internazionale sono frammentati: la formazione del fisioterapista non è la stessa in Europa, i profili professionali, i percorsi formativi, i sistemi assicurativi e le responsabilità professionali cambiano da Paese a Paese. Non esiste un modello uniforme che possa essere recepito automaticamente.
Alla luce di questi elementi, la Federazione Italiana delle Società di Agopuntura ha chiesto al Consiglio Superiore di Sanità di confermare l’orientamento espresso il 13 giugno 2017, mantenendo il dry needling nell’ambito delle competenze riservate al medico chirurgo adeguatamente formato secondo quanto previsto dalla normativa italiana sull’agopuntura.
Per FISA, la sicurezza del paziente deve prevalere su ogni altra considerazione. La chiarezza delle responsabilità, la tutela della salute pubblica, la corretta diagnosi differenziale e la prevenzione del rischio clinico impongono di non separare l’atto invasivo dalla competenza medica che lo giustifica.
Dott. Carlo Maria Giovanardi
Presidente della Federazione Italiana delle Società di Agopuntura – FISA